ARSONISTS GET ALL THE GIRLS – Portals

Pubblicato il 03/11/2009 da
voto
7.5

Pazzoidi, scanzonati, fracassoni e festaioli: questi sono soltanto i primi tra gli aggettivi che vengono in mente ascoltando questa band di californiani. Il sestetto si era già fatto notare con “The Game of Life” e da loro ci si poteva aspettare tutto e il contrario di tutto. Potevano omologarsi e diventare una delle tantissime band deathcore tutte mosh e niente cervello. Oppure potevano dedicarsi alla pesantezza sonora, rendendo il loro suono impenetrabile, intrigato e impossibile, calcando la mano sui lidi più estremi della loro proposta, accontentando così le orecchie più assetate di violenza. Decidono invece di prendere la strada più complicata, gli Arsonists Get All The Girls, contaminando ulteriormente il loro sound facendolo diventare sempre più accostabile a un termine che da un lato impaurisce e dall’altro affascina: il prog. La proposta è talmente varia e articolata che ci si trova tra sfuriate grind, riff prettamente hardcore, passaggi lounge, senza battere ciglio… il tutto arricchito da suoni di tastiera psichedelici che arrivano a disorientare ulteriormente l’ascoltatore, che durante l’ascolto di questo “Portals” sembra trovarsi in mezzo a una tempesta sonora, inerme e al contempo divertito. Salvo poi, a un tratto, trovarsi immerso in atmosfere piene zeppe di pathos evocativo, come la parte finale di “In The Empyreans” che è da brividi lungo la schiena. In tutto il disco si fa un uso saggio e ponderato della melodia, utilizzando talvolta soluzioni che portano alla mente i Between The Buried And Me nei loro assoli più sognanti. Un esempio su tutti è nella parte centrale di “Violence In Fluid: Triceratops”, dove un frangente quasi screamo funge da preludio a un coro che farà scalpitare il pubblico sotto le transenne dei loro concerti. Vero asso nella manica di questa band poi, come accennato in precedenza, sono i campionamenti delle tastiere: un uso smodatamente e volutamente pacchiano, che preso con la giusta attitudine farà gridare di gioia gli ascoltatori di band quali Mnemic o Machinae Supremacy e i loro suoni che sembrano uscire da un videogame d’annata. Un album che, se non avete paura delle contaminazioni, o delle "tamarrate", adorerete senza se e senza ma e una band che sarebbe deleterio far passare inosservata.

TRACKLIST

  1. Interdimensionary
  2. The 42nd Ego
  3. My Cup's Half Empty
  4. Skiff for the Suits
  5. In the Empyreans
  6. Saturnine
  7. Violence in Fluid -Triceratops-
  8. Portals
  9. I Lost My Loss of Ruin
  10. To Playact in Static
  11. Tea Time Tibbons
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