ARTAIUS – The Fifth Season

Pubblicato il 05/09/2013 da
voto
6.5
  • Band: ARTAIUS
  • Durata: 00:50:19
  • Disponibile dal: 10/04/2013
  • Etichetta:
  • Moonlight Records

Spotify:

Apple Music:

Troppa carne al fuoco. Se gli Artaius avessero preferito sviluppare lungo i cinquanta minuti che compongono “The Fifth Season” soltanto una delle mille idee proposte, forse a quest’ora il giudizio complessivo finale su questo album sarebbe stato ben differente. Premessa a parte, iniziamo col dire che gli Artaius sono un gruppo italiano al quale piace fondere folk, metal e progressive. Soluzione strana quanto inconsueta, ma che in determinate circostanze dimostra che la coabitazione tra questi due elementi molto diversi tra loro può esistere ed essere gradevole all’ascolto. All’inizio la band sembra essere un’ispirata, ma poco originale, band folk metal che si rifà inevitabilmente ad atmosfere che sembrano discendere dalla verde Irlanda. Poi però il gruppo dimostra le sue qualità tecniche ed ecco entrare in gioco il progressive, elemento assai presente in quasi tutti i brani. “The Fifth Season” è il debutto della band su lunga distanza e solitamente l’album di debutto contiene brani scritti a distanza di diversi anni l’uno dall’altro e nel caso degli Artaius si ha la netta impressione che sia accaduto proprio questo. Ci sono essenzialmente due anime che si contendono il corpo degli Artaius, una folk e legata al metal estremo e l’altra più classicamente progressive. Analizzando il loro folk metal, si può dire che dovrebbero evitare di seguire band come gli Eluveitie e piuttosto arricchire il songwriting delle chitarre, per ora utilizzate come mere basi ritmiche senza aggiungere niente in melodie. Le melodie sono affidate, invece, a violino e flauto. Da rivedere il cantato screaming, poco graffiante. Brava invece la cantante Sara Cucci nel dare un’atmosfera incantata ai brani con la sua bella e potente voce. Per la parte progressive anche qui le chitarre dovrebbero ritagliarsi in futuro maggior spazio e bisognerebbe valutare se mantenere il cantato growl, molto buono, ma difficilmente tollerato da un pubblico non avvezzo al metal estremo. Forse il gruppo si trova ad un bivio o forse bisogna dargli il tempo di crescere e di capire a come far convivere in modo armonioso questi due stili diversi tra loro, ma che la storia della musica ha già dimostrato che possono coesistere. Chissà che un punto di riferimento non divenga il capolavoro “Songs From The Wood” dei Jethro Tull. Gruppo al quale di certo non mancano le idee. Da vedere cosa sarà capace di offrirci in futuro.

 

TRACKLIST

  1. Make the Iguana
  2. Through the Gates of Time
  3. Over the Edge
  4. Horizon
  5. Starway's End
  6. Prophecy
  7. La Vergine e il Lupo
  8. Wind of Truth
  9. Wind of Quest
  10. Wind of Revenge
  11. Wind of Wisdom
1 commento
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.