voto
6.5
6.5
- Band: ARTAS
- Durata: 01:07:40
- Disponibile dal: 28/01/2011
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music:
Non si può certo dire che il nuovo Artas sia un disco compatto, privo di fronzoli e perdite di tempo. I suoi quasi 70 minuti di durata lo rendono infatti un blocco assai difficile da digerire in un colpo solo. Senza contare che, ancora una volta, la proposta della band austriaca si rivela essere una delle più variopinte ed eccentriche che il panorama europeo ci abbia offerto negli ultimi anni. Premuto il tasto ‘play’, la prima sensazione è nuovamente abbastanza straniante: gli attacchi di quasi tutti i brani sembrano un ibrido tra classico melodic death svedese e certe densità chitarristiche metal-core, ma in più di una circostanza il successivo sviluppo di questi ultimi concede spazio a tantissime altre soluzioni e ammiccamenti che abbracciano una considerevole gamma di stili diversi… dal "mittelalter" rock degli In Extremo al modern/nu metal dei Disturbed, passando infine per alcuni spunti vicini ai Fear Factory. Alcune di queste transizioni si rivelano ben riuscite, altre meno; di certo, si si finisce per avere l’impressione che gli Artas siano un gruppo a cui piace osare e divertire, come dimostra anche la rinnovata scelta di redigere i testi in lingue diverse, ovvero inglese, tedesco, spagnolo e francese. Detto di una ottima produzione e di un’atmosfera "rivoltosa" che in più di un occasione pare citare "V For Vendetta", "Riotology" finisce per suscitare sentimenti contrastanti. Da un lato si apprezzano l’effettiva efficacia di certi pezzi, il desiderio di sviluppare uno stile il più possibile personale e la suddetta cura per i dettagli, dall’altro non si riesce a fare a meno di pensare che alcuni di questi improvvisi cambi di registro siano stati elaborati più per il semplice gusto di stupire che per reale necessità. Infine, la spropositata durata del lavoro questa volta è una pecca non irrisoria: nella seconda parte l’ascolto diventa un po’ difficoltoso e alcune tracce finiscono ben presto per risultare dei filler. In definitiva, un album che potrà facilmente essere amato od odiato in egual misura: mai come in questi casi la sensibilità di ogni ascoltatore giocherà un ruolo fondamentale.
