7.0
- Band: ARTAS
- Durata: 00:51:00
- Disponibile dal: 26/09/2008
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music:
L’effetto è a dire il vero un pò spiazzante: la (splendida) copertina “epica” potrebbe essere quella di un disco power metal e anche il nome/logo del gruppo e il titolo del disco fanno pensare a qualcosa su quella scia… e invece dopo pochi secondi ci si rende conto di trovarsi di fronte a un disco di metal moderno, con influenze che vanno dal cyber thrash al melodic death scandinavo, passando per il prezzemolino metal-core. Tredici brani ai quali gli austriaci Artas danno vita in modo deciso, non risparmiandosi in quanto ad attitudine. Pur con riferimenti tutto sommato scoperti – Fear Factory, Soilwork e Heaven Shall Burn in primis – e a tratti simili a decine di altre band del settore, il quintetto riesce ad assemblare un disco che evita di cadere troppo in certi cliché, riuscendo quindi a evitare in gran parte le paludi della monotonia. Merito probabilmente, oltre che di una buona ispirazione in sede di riffing di chitarra, di una certa gamma di accorgimenti adottati qua e là: una sezione ritmica mai piatta, un’interpretazione vocale a volte vagamente bizzarra – sia a livello di soluzioni che di lingue adoperate (inglese, tedesco e spagnolo) – qualche sconfinamento industrial e flirt appena accennati con il cosiddetto nu/modern metal americano (Disturbed soprattutto). Senza contare la cover di “Gansta’s Paradise” di Coolio! Chi scrive ha sempre detestato l’originale, ma c’è da dire che questa versione è piuttosto simpatica. Il tutto, comunque, confezionato in una produzione potentissima curata dal sempre più richiesto Jacob Hansen (Raunchy, Heaven Shall Burn, etc). Non dei “fenomeni”, certo, ma una band che ha un po’ di carte in regola per farsi valere o comunque per non lasciarsi risucchiare nel totale anonimato.
