6.5
- Band: AS BRIGHT AS THE STARS
- Durata: 00:46:22
- Disponibile dal: 31/07/2026
- Etichetta:
- Flowing Downward
Gli As Bright As The Stars sono la one-mand band di H. Bangoen, polistrumentista originario della provincia indonesiana di Giava orientale ed attivo con molte realtà locali dedite a forme differenti di metal estremo, tra le quali spicca la sua ultima creatura in ordine temporale, i Dusk In Silence, autori cinque anni fa di un buon album di post-black metal atmosferico.
Pur essendo stato concepito nel 2019, il progetto As Bright As The Stars ha all’attivo solamente un singolo e uno split con i connazionali Lament, per arrivare solo ora al disco di debutto, “Celestial Ascension”.
Il musicista asiatico, che con altre band si era avvicinato al death metal e al grindcore, prosegue in questo caso, invece, sulla strada di un post-black metal atmosferico in cui lo shoegaze riveste un ruolo fondamentale, e che ha negli Alcest più che un punto di riferimento: chitarre sature e piene di riverbero creano atmosfere avvolgenti, diluite in lunghe parti strumentali, mentre la voce, sia essa pulita o in screaming, si trova purtroppo sepolta nel mix sotto diversi strati sonori.
Del gruppo di Neige, gli As Bright As The Stars sembrano aver accolto principalmente la dimensione più eterea, tanto che anche i blast-beat e le distorsioni, disseminati in un contesto fortemente emotivo, non hanno nessun tratto minaccioso e, anzi, contribuiscono a veicolare un messaggio catartico.
In brani come “A Lost Shadow” e “Crystal Light”, a prevalere sono le pulsioni shoegaze in grado di rafforzare una quiete rassicurante, mentre in altri episodi, ad esempio “Twilight Grey” e “Void Of Light”, emerge un riffing più robusto che ricorda il post-metal dei Long Distance Calling, mantenendo un’uniformità di atmosfere che rappresenta, però, il limite principale dell’opera.
“Celestial Ascension” si muove nell’ambito di un post-black metal piuttosto canonico e fedele ai dettami del genere, seppur ben suonato e sostenuto da una produzione cristallina, con una forte enfasi su suoni di chitarra puliti e sognanti.
Un contorno vocale più netto e un ricorso a qualche sonorità più oscura avrebbero garantito probabilmente un maggior equilibrio: in questo modo invece i vari episodi possiedono sì l’intensità necessaria per risultare piacevoli ma, allo stesso tempo, non sembrano avere le qualità distintive necessarie per emergere in modo netto tra le uscite del genere.
