6.5
- Band: ASARU
- Durata: 00:49:59
- Disponibile dal: 23/01/2026
- Etichetta:
- Schwarzdorn Production
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Strana storia quella degli Asaru, band black metal teutonica fondata nel lontano 1995, che fino al 2007 riuscì a produrre solo due demo, un EP ed una compilation; in quell’anno, infatti, il leader e fondatore, Frank Nordmann (attivo in quegli anni come cantante degli Agathodaimon con il moniker di Akaias) emigrò in Norvegia e la storia del gruppo sembrò terminare.
Di fatto gli Asaru tedeschi finirono la loro avventura in quell’anno, ma due anni dopo Nordmann rifondò gli Asaru sotto la nuova veste norvegese. In quell’anno uscì l’album di debutto e “From The Chasms Of Oblivion” nel 2012. Poi però, pur rimanendo attivi, degli Asaru si persero le tracce.
Ora, dopo un singolo pubblicato nel 2025, gli Asaru ritornano in pista con il terzo full-length album, “V.O.I.D.”: dopo circa trent’anni di militanza e tre album all’attivo, sembra giunta l’ora anche per questa band di tirare le somme.
Il sound degli Asaru è – un po’ inevitabilmente – figlio di due mondi, quello teutonico e quello scandinavo: il black metal qui proposto ha diversi elementi scandinavi, e norvegesi in particolare, sui quali si innestano diverse parti melodiche in classico stile death metal svedese; a tutto ciò si accompagna il DNA thrash metal tipicamente tedesco che molte band provenienti dalla Germania si portano dietro, intenzionalmente o meno.
La scelta di una simile commistione di generi non è nuova – molti sono stati i gruppi in questi decenni con risultati tra i più disparati: nel caso degli Asaru si può dire che l’intento riesce fino ad un certo punto, poiché la mancanza di una marcata personalità della band nel saper imprimere un proprio marchio alla musica fa sembrare questo sound contaminato semplicemente come un qualcosa di già sentito, senza quindi entusiasmare.
Possiamo dire che il bilancio attuale vede luci ed ombre nella proposta musicale black metal di questa band: il livello generale rimane sì discreto, ma nulla di più anche stavolta; il nuovo album mostra infatti buone potenzialità, in parte però rovinate da alcune scelte stilistiche non convincenti.
I primi due capitoli duella nuova release lasciano sperare per il meglio perché, sebbene il songwriting sia fin troppo scontato e con troppa poca personalità, ci sono buone melodie graffianti ed un impatto non da poco, grazie anche ad una produzione indovinata. Nel terzo capitolo, “Air – Invisible Infinite Shields”, la struttura thrash metal è imponente, ma viene affiancata anche qui da giuste melodie e da un ritmica molto pesante. Ciò che rovina la canzone è un cantato con voce pulita (femminile?) nei due momenti in cui il ritmo accelera vorticosamente, e l’effetto che ne risulta è davvero da rivedere, visto che da solo rovina quasi l’intera canzone.
Tutto ciò si ripete nel brano successivo, molto pesante e ritmato, sul quale viene inserito brevemente un cantato pulito maschile che però non incanta.
L’atmosfera di base dell’album è sufficientemente cupa, il sound è bello pesante e a veloci blast-beat si alternano parti cadenzate supportate da un massiccio muro thrash/death metal abrasivo e letale, in grado di esaltare le sfuriate tipicamente black metal.
La band è precisa nell’esecuzione, la violenza sprigionata è sempre controllata, mentre l’atmosfera tetra avvolge l’intera release e a tratti crea perfino momenti di oblio e distruzione.
Ci sono alcuni spunti che possono riportare in mente i vari Immortal, primi The Crown o Kreator: il tutto però viene mescolato e amalgamato in maniera tale da far perdere le tracce che possano portare a dei paragoni specifici con altre band. Forse, paradossalmente, l’assenza di una influenza musicale marcata e ben distinguibile, nel caso degli Asaru, è controproducente in quanto viene a mancare un’impronta decisa (seppure non originale) al sound del gruppo.
Negli Asaru predomina ovviamente l’animo black metal, inserendosi nel solco della tradizione, ripescando per la verità parecchio dagli anni ‘90, quegli stessi anni in cui la band si formò stilisticamente : album tutto sommato sufficientemente godibile, ma troppo derivativo e troppo poco personale.
