ASH BORER – Bloodlands

Pubblicato il 18/04/2013 da
voto
6.5
  • Band: ASH BORER
  • Durata: 00:25:12
  • Disponibile dal: 01/03/2013
  • Etichetta: Gilead Media
  • Distributore:

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Tornano gli enigmatici post-blackster del North West Ash Borer, band che ormai grazie alle onnipresenti spire della Profound Lore Records ha avuto ampia esposizione anche tra le attenzioni dei canali mediatici più importanti e globalizzati. Questa oscura band americana d’altronde, un po’ come fu per i Wolves In The Rhrone Room ai tempi di “Two Hunters” è una sorta di calamita sonico-concettuale che, grazie ad un ottimo e modernissimo mix di atmosfere ed efferatezza, ha saputo catalizzare anche l’attenzione di un pubblico più vasto, spesso meno esigente e più distratto. “Bloodlands” è un EP la cui pubblicazione stavolta è stata affidata alla minuscola Gilead Media e pubblicato in mille copie in vinile solamente, oltre che tramite i soliti canali DIY digitali, e che ancora una volta ci mostra una band giovane, creativa e intraprendente ma non sempre sicura di sé, intenta ad esplorare degli abissi musicali ostici e dal feel estremamente astratto. La band gioca spesso con l’ambient e con il noise più spurio andando a creare ampissimi momenti di pura e semplice astrazione, che rendono possibile la stesura di brani epici e tortuosi della durata di oltre quindici minuti che risulterebbero altrimenti improponibili e tremendamente ostici. Ormai il connubio post-rock/balck metal non stupisce più nessuno, tanto è stato largamente usato in tempi recenti fino al punto di andare quasi di moda (vedasi Altar Of Plagues, Krallice, Deafheaven eccetera), e se dunque la proposta degli Ash Borer non spiazza completamente per l’ampio uso che i Nostri fanno del connubio appena citato, appunto, la band riesce comunque a mantenere delle radici ben salde negli inferi di quel black metal più morboso ed efferato che li mette ben al sicuro da quel senso di intellettualità e innocente introspezione che questo nuovo genere spesso veicola. Se il gusto dei Nostri per le atmosfere, la rarefazione e l’astrazione è dunque spiccatissimo, lo è anche una violenza glaciale che per esempio in una band come i Deafheaven non trova assolutamente spazio. Sarà l’uso assolutamente malato delle voci, la qualità moribonda della registrazione, praticamente dal feel quasi “live”, o la tonalità malata e macabra delle chitarre (presa in prestito direttamente dal sound dilaniato dal chorus e dal flanger dei Christian Death), ma gli Ash Borer riescono benissimo nel loro intento di sperimentare con il post-rock senza finire per snaturare e diluire nelle ammalianti e avvolgenti braccia delle atmosfere l’efferatezza black metal che tentano – con larghissimo successo – di veicolare. Preso come giro di boa, promuoviamo questo piccolo lavoro intermedio, ma li aspettiamo con ben più trepidazione alla prossima boa, ovvero quella di un full-length ancora più impavido e intraprendente.

TRACKLIST

  1. Oblivion's Spring
  2. Dirge/Purgation
2 commenti
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