ASHBRINGER – We Came Here to Grieve

Pubblicato il 08/10/2023 da
voto
6.5
  • Band: ASHBRINGER
  • Durata: 00:44:09
  • Disponibile dal: 29/09/2023
  • Etichetta:
  • Translation Loss

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Quattro anni e una pandemia dopo, non si può dire che gli Ashbringer siano rimasti lo stesso gruppo che, fra il 2014 e il 2019, seppe farsi segnalare per il suo black metal atmosferico e struggente, ispirato a quello di Deafheaven e Wolves in the Throne Room e capace di finire sotto l’ala protettrice di etichette come l’Avantgarde Music e la Prosthetic. Oggi, di quel compendio di blackgaze e sonorità ‘cascadian’ non resta (quasi) più nulla, sebbene qualche omaggio alla band della premiata ditta George Clarke/Kerry McCoy – specie se presa nei suoi momenti più ‘riffati’ – emerga ancora dai solchi di “We Came Here to Grieve”, prima opera che il quartetto di Minneapolis rilascia per la comunque affidabile Translation Loss.
Lo stesso press kit descrive il lavoro come “the band’s most dynamic and genre-bending album to date”, e come smentire questa affermazione? Basta davvero poco per accorgersi di come, in maniera inaspettata e radicale, la creatura del cantante/chitarrista Nick Stranger abbia cambiato pelle, passando dal suonare un metallo nero dai toni languidi e paesaggistici a una sorta di metalcore tardi anni Novanta/primi Duemila, il quale prende gli Hopesfall e i Poison the Well degli esordi per poi calarli in un contesto folk/agreste a suo modo coerente con quello dei precedenti “Absolution”, “Yūgen” e “Vacant”.
Buono, ma non sempre a fuoco, il risultato finale, vuoi per una resa sonora arida e zanzarosa, vuoi per una scrittura che talvolta dà l’impressione di doversi ancora abituare al clima delle nuove composizioni, con passaggi effettivamente riusciti e trascinanti e altri che invece si presentano come macchinosi o baciati da un guitar work un po’ incerto.
Di sicuro, nell’insieme continua a brillare la voce di Stranger, i cui interventi puliti – oltre a snodarsi fra melodie e tonalità prettamente emozionali – evitano di rincorrere la formula preconfezionata del ritornello, secondo un approccio più libero e istintivo che ricorda appunto quello degli autori di “The Opposite of December”, “The Satellite Years” o di gente come gli It Prevails.
Da questa rinnovata espressività sgorgano così le varie “Pages”, “Unsaid” e “Gazed”, canzoni che passano in rassegna i trademark del filone con nerbo e – soprattutto – infilando dei cambi di tempo sì arditi (un classico del genere di quegli anni), ma anche equilibrati, fluidi e funzionali, in un saliscendi di aggressività e malinconia che arriva a toccare senza difficoltà le giuste corde emotive. Un peccato che nella seconda parte della tracklist il filo del discorso si perda un po’, con i sei minuti della bislacca “Permanence” che sembrano stare lì apposta a dimostrarlo, ma vista la portata del rinnovamento messo in atto da “We Came…”, forse, non c’è neppure da rimanere stupiti. Gli Ashbringer hanno voluto cambiare e – a conti fatti – questa loro scelta ha prodotto più luci che ombre, facendoci rimanere fiduciosi (e incuriositi) in vista del futuro. Disco di transizione.

TRACKLIST

  1. Rain
  2. Pages
  3. Rift
  4. Unsaid
  5. Gazed
  6. Permanence
  7. Far
  8. Here
  9. There
  10. We Came Here to Grieve
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