6.0
- Band: ASHES OF ARES
- Durata: 00:58:50
- Disponibile dal: 18/07/2025
- Etichetta:
- ROAR! Rock Of Angels Records
Mentre il gioco tra ‘guardie’ (Matt Barlow) e ‘ladri’ (John Schaffer) sembra stia per finire, con il cantante americano intento da una parte a a lanciare messaggi di apertura all’ex compagno di merende, dall’altra a riportare in auge lo storico “The Dark Saga”, apprestiamoci ad ascoltare il quarto lavoro dei suoi Ashes Of Ares. Progetto che ormai ha superato i dieci anni di vita e nel quale, oltre a Barlow, è presente anche l’ex Iced Earth Freddie Vidales, nel doppio ruolo di bassista e chitarrista. A cambiare, invece, nel nuovo (scusate il gioco di parole) “New Messiahs”, è la figura dietro alle pelli: in sostituzione di Van Williams, tornato all’ovile recintato Nevermore, è stato chiamato tal Kyle Taylor. Con lui, nelle vesti di special guest, troviamo infine i due chitarristi Charlie Honig e Craig Blackwell, oltre a Todd La Torre dei Queensrÿche.
Definita la line-up, andiamo nel concreto, esplicitando i tre concetti chiave di questa quarta prova del team Barlow-Vidales. Primo: il tasso power-groove dei cinquantotto minuti previsti è ampiamente definito, pur con una produzione rivedibile. Come avvenuto anche nel precedente album, infatti, i volumi della sezione ritmica coprono in talune occasioni l’operato alle sei corde dello stesso Vidales, creando situazioni sonore poco ariose, con quel vago sentore di ‘impastato’ a rendere più difficoltoso l’ascolto. Secondo: la voce di Barlow si dimostra invece, ancora una volta, in grado di emozionare (vedasi “Keep On Walkin’); il suo timbro baritonale, tinto di barricato, richiama l’epoca Iced Earth confermando la capacità di essere ancora sul pezzo. Terzo, ed elemento più importante: la scarsa propensione dell’intero disco al coinvolgimento del metallaro di turno, nel suo rimanere in gran parte piatto e poco dinamico. L’impressione di essere alle prese con un motore che debba in qualche modo partire scaturisce bene dall’intro “Novus Ordo”, ma la puzza di un brusco ingolfamento è dietro l’angolo e la tumultuosa, nonché troppo lunga, title-track si erge come primo segnale di ciò che avverrà nei brani a seguire.
In “Two Graves”, “Wake of Vultures”, “Infection Deception” o “Atrophy”, i giri della macchina targata Ashes Of Ares ribollono di riff oliati e pesanti; la sensazione tuttavia rimane la medesima: l’hype non decolla, così che l’andamento generale si assesta su un routinoso vivacchiare all’interno della classiche ritmiche del genere. E se la ballad, questa sì efficace, “Keep On Walin'”, come pure l’esperimento finale, con la rivisitazione di “And the House Fell Down” di Sir Elton John, in cui appare dietro al microfono proprio La Torre, alza leggermente l’asticella alla voce ‘interesse’, i rimanenti pezzi non aggiungono nulla di particolarmente invitante alla causa del duo americano.
Dire che questo “New Messiahs” sia una sorta di step transitorio in attesa del possibile comeback futuro è forse azzardato, ma se il prossimo settembre/ottobre “The Dark Saga” troverà nuovamente forma sui palchi europei, l’occasione per vedere all’opera l’ex ugola degli Iced Earth potrebbe essere davvero propizia.
