7.0
- Band: ASHES YOU LEAVE
- Durata: 00:49:20
- Disponibile dal: 29/11/2012
- Etichetta:
- Rock 'N' Growl Records
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Desta una discreta/buona impressione il ritorno sulle scene degli Ashes You Leave, esperta band croata che ha le sue radici nel doom-gothic metal di metà anni Novanta, periodo in cui, del resto, la formazione di Rijeka è nata. Giunti al sesto lavoro in studio sulla lunga distanza, dopo un silenzio di tre anni dal precedente “Songs Of The Lost”, a sua volta preceduto da un gap temporale di ben sette anni in cui questi ragazzi sembravano aver perso l’ultimo treno, gli AYL si presentano nuovamente al pubblico con l’accattivante “The Cure For Happiness”, platter che riporta in auge e riprende quasi in toto le sonorità tipiche del genere così come si esprimeva agli albori della sua storia. Non particolarmente ancorati al doom metal tout-court, ma bensì più propensi ad avvolgere l’ascoltatore in spire gotiche e romantico-decadenti, i croati si avvalgono delle gesta della quarta vocalist della loro carriera, l’italianissima triestina Giada Etro, davvero molto brava, espressiva e dotata di un’ottima pronuncia inglese. Sono parecchi i gruppi che tornano alla mente ascoltando gli Ashes You Leave e fra questi troviamo sicuramente primi Theatre Of Tragedy, My Dying Bride, Sirrah, Dark, Orphanage, After Forever e un po’ tutta la prima ondata di gruppi usciti una quindicina/ventina di anni fa, compresi i Lacuna Coil meno commerciali, i The Gathering degli esordi e – udite, udite – gli Orphaned Land di “El Norra Alila” (!). L’uso di flauto, tastiere (Ana Toric) e violino (Marta Batinic) rende bene l’idea della tipologia di proposta udibile in “The Cure For Happiness”: doppio/triplo cantato con voce eclettica femminile, growl profondo e sprazzi di recitato maschile; chitarre che disegnano riff gotici dagli spunti melodici stra-sentiti ma sempre piacevoli se immersi nel giusto contesto e in una valida atmosfera; arrangiamenti, spezzoni acustici, interventi solisti, afflato sinfonico ed epico…tutto ciò contribuisce a rendere tale platter vagamente anacronistico, in un’epoca in cui le mega-produzioni di gente come Epica, Delain, Revamp e Within Temptation hanno un po’ fatto dimenticare alla massa come questo genere si sia sviluppato in partenza, appunto, da matrici più underground e ostiche e meno orientate al grande pubblico. Fa quindi piacere constatare come una formazione nata (quasi) assieme ai grandi nomi del proprio ambito sia riuscita a sopravvivere fino ad oggi, oltretutto in un Paese dove il metal non è certo sviluppatissimo, proponendo un album di valore e di sicuro buon gusto. Per un ascolto rilassato e nostalgico, da consigliare ai completisti delle sonorità in questione.
