6.5
- Band: ASHTAR
- Durata: 00:42:02
- Disponibile dal: 28/07/2023
- Etichetta:
- Eisenwald Tonschmiede
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Terzo disco per l’entità musicale svizzera Ashtar, da sempre identificata con la figura di Nadine Lehtinen o Witch N. Parliamo di entità in quanto Ashtar non è mai stata un vera band, al massimo un duo in cui la figura di Nadine ha sempre portato avanti la propria linea musicale. Proprio in questi mesi e in occasione dell’uscita di questo “Wandering Through Time”, Ashtar diventa ufficialmente un progetto solista, visto che la figura di Marko Lehtinen, dopo le registrazioni, non fa più parte ufficialmente della formazione.
Musicalmente parliamo di black/doom e “Wandering…” è composto da sei lunghe composizioni che raggiungono i quarantadue minuti per un disco globalmente funereo ma allo stesso tempo piuttosto riflessivo. I riferimenti sono tutti in un doom ruvido e primordiale in un territorio che si muove tra Winter, Amenra e primi My Dying Bride. Sarebbe tentante anche citare i Thorr’s Hammer, vista la presenza femminile alla voce, ma l’approccio di Nadine è decisamente black metal a differenza del celebre growl catacombale di Runhild; musicalmente invece l’essenzialità del songwriting e la scelta di suoni abrasivi degli Ashtar rendono il paragone accettabile.
Ci vogliono diversi ascolti insomma, per apprezzare a fondo il terzo capitolo della saga Ashtar, perché solo dopo aver familiarizzato con la musica emergono bene alcune finezze in sede di arrangiamento, come il violino di “The Submerged Empire” o uno strumento simile al nostro marranzano in “Voices”, dove sentiamo tra l’altro l’unica parte di voce pulita in un intermezzo a là Celtic Frost. Restano comunque composizioni impegnative quelle degli svizzeri (di origine finlandese) e a conti fatti, rispetto al precedente, il nuovo disco offre meno varietà ma più personalità.
Ci spieghiamo: il citato “Kaikuja” mostrava quasi subito una discendenza evidente dalla scuola doom/sludge/black di molte realtà connesse con la Church Of Ra o con i Cult Of Luna mentre “Wandering Through Time” ha un suono più personale e meno identificabile con altri gruppi: allo stesso tempo però, le accelerazioni black metal sono quasi del tutto assenti e si insiste su tempi scanditi e ripetitivi, poche parti acustiche e in generale una monoliticità del suono che potrebbe scoraggiare più di qualcuno. Da citare sicuramente la scelta della cover finale, “I Want To Die” degli americani Post Mortem, thrash/crossover band di cui ci eravamo francamente dimenticati, a riprova della mentalità underground degli Ashtar.
Riassumendo: cambio di logo, formazione e in parte di suono: vediamo cosa ci riserverà per il futuro la sciamana Witch N. Noi per ora ci fermiamo a definire il nuovo album come un prodotto interessante, ma non completamente riuscito.
