5.0
- Band: ASIA
- Durata: 01:45:37
- Disponibile dal: 19/10/2007
- Etichetta:
- Eagle
- Distributore: Edel
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Quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario della nascita degli Asia, e quale miglior mossa di una reunion per festeggiare? E visto che ci siamo, perché non pubblichiamo un live, meglio se superfluo ed inutile? Arriva quindi veloce come un colpo al cuore “Fantasia – Live in Tokyo”, suonato dalla formazione originale, che vede quindi l’ex-King Crimson John Wetton alla voce, l’ex-Yes Steve Howe alla chitarra, Geoff Downes alle tastiere ed il sempre riconoscibile Carl Palmer (degli Emerson, Lake and Palmer) alla batteria. La set-list del concerto, composta da diciotto pezzi uno più famoso dell’altro qui pubblicati in doppio CD, ci fa inizialmente sussultare, all’idea che cotanta grazia si presenterà al nostro cospetto. Purtroppo l’ascolto del live in questione ci darà solo un senso di incompiutezza, talvolta di malinconia, se solo pensiamo ai capolavori che la band ci ha consegnato ad inizio carriera. Le esecuzioni sono sì impeccabili, ma riproposte in modo svogliato, vuoto, tanto che ci sembra di immaginare quattro musicisti attempati su un palco, in preda alla più profonda depressione, intenti a finire al più presto la marchetta per tornarsene nella solitudine delle loro camere d’albergo. Una manciata di classici della band si mischia senza soluzione di continuità da una serie di cover, tra cui la maldestra versione del classico degli Yes “Roundabout”, dove la classe immensa di Steve Howe fatica non poco a tenere alto il livello dell’esecuzione. Leggermente meglio con “Fanfare For The Common Man” degli Emerson Lake & Palmer, eccettuata l’intro di synth, dal suono quasi inascoltabile. Per fortuna nostra, ci sono anche dei pezzi resi come si deve, come la versione acustica di “Don’t Cry”, la cover dei King Crimson “In The Court Of The Crimson King” e la divertente versione di “Video Killed The Radio Star” dei Buggles (dove ha militato il tastierista Geoff Downes) e la riproposizione fedele del classico della band “Heat Of The Moment”, un vero inno che ha attraversato i tempi, lasciando un segno indelebile nel mondo dell’AOR. Segno lasciato anche da questo live, ma decisamente in negativo. La dimostrazione di come la performance valga l’80% di un perfetto live: pezzi storici riproposti svogliatamente si trasformano in macchiette sbiadite.
