ASTRAL SLEEP – Visions

Pubblicato il 24/02/2013 da
voto
6.5
  • Band: ASTRAL SLEEP
  • Durata: 00:57:18
  • Disponibile dal: 15/10/2012
  • Etichetta:
  • Solitude Prod.
  • Distributore: Masterpiece

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Il doom è una di quelle cose che viene particolarmente bene ai finlandesi. Se poi ci fossero dubbi sulle intenzioni musicali dei quattro ragazzi di Tampere, ecco un nome (Astral Sleep) che richiama apertamente i primissimi Tiamat. La band approda al secondo full-length e conferma quanto fatto nel debut “Unawakening”: un death-doom cupo e malinconico, ma che sa essere anche visionario ed, in certa misura, onirico. L’opener “The Towers” è una sorta di summa di tutto ciò che gli Astral Sleep sono in grado di fare: un inizio decisamente funeral, lascia ben presto il passo ad un riffing più elaborato, con pattern molto lunghi, articolati e complessi da seguire, facendo intuire, suggerendo, una melodia; qualcosa di molto simile ai primi My Dying Bride (quelli di “Turn Loose The Swans”, per intenderci); ed, in effetti, è proprio un forte richiamo alla band di Aaron Stainthorpe che appare quando la voce passa dal growl ad una linea pulita. La musica si trasforma gradualmente, durante l’ascolto, passando dalle scure profondità iniziali ad uno struggente senso malinconico. Allo stesso modo si apre la successiva “Channel Sleep” con un arpeggio di piano in cui sono ancora band come i My Dying Bride o i Tiamat a mostrare tutta la loro influenza sulla musica degli Astral Sleep; ma quando l’ascoltatore crede di aver trovato uno spiraglio nelle tortuosità sonore del disco, ecco alzarsi un muro di chitarre ed esplodere nuovamente un growl che, in pochi attimi, spazza le atmosfere gothic. Una struttura simile si ripete nella title-track, anche se in modo meno incisivo: le parti più “sporche” sono sicuramente quelle in cui questo “Visions” risulta più personale, mentre i continui cambi di stile (la band arriva fino ad un black metal molto tirato), danno risultati altalenanti. D’impatto, in certi casi, ed un po’ troppo fini a loro stessi, in altri. La quarta ed ultima traccia, per esempio, sembra nuovamente ben riuscita ed ispirata, ed i cambi acquisiscono un significato profondo e sofferto. Un lavoro che risulta distruttivo per l’ascoltatore (e questo è un bene, visto il genere proposto dalla band finnica), ma che cerca di spaziare troppo tra doom, death, black e gothic, peccando, spesso, di scarsa personalità. Un buon disco doom, scuro e malinconico, visionario e sfibrante, sicuramente ben suonato e ben composto, ma che suona, troppo spesso, già sentito. Interessante solo per gli amanti del genere.

TRACKLIST

  1. The Towers
  2. Channel Sleep
  3. Visions
  4. ...They All Await Me When I Break the Shackles of Flesh
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