AT THE GATES – Slaughter Of The Soul

Pubblicato il 22/06/2022 da
voto
10.0
  • Band: AT THE GATES
  • Durata: 00:34:13
  • Disponibile dal: 14/11/1995
  • Etichetta:
  • Earache

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“We are blind
to the worlds within us…”

L’effetto è immutato, la sensazione di presagio tuttora immutabile, il senso d’attesa generato ancor’oggi impagabile. A distanza di ben ventisette anni dalla sua uscita, non appena l’intro di “Blinded By Fear” si incunea ronzante tra le nostre tempie, ecco che la consapevolezza di andare incontro ad un pezzo di Storia ci si palesa davanti. Come per le scimmie di Kubrick il monolite nero si rivela propagatore di conoscenza, illuminazione e volontà belliche, così nel 1995, per il deathster ancora affamatissimo e avido di novità strutturali in seno alla sua musica preferita, “Slaughter Of The Soul” degli At The Gates è apice e allo stesso tempo punto zero del movimento Goteborghiano del metallo svedese. Da una parte, difatti, il disco sancisce la fine del periodo migliore della carriera dei suoi stessi creatori; dall’altra parte rappresenta la partenza, il fulcro, il veicolo principale per il virus emulatorio che ammorberà – e ammorba ancora! – per tre decadi ormai centinaia di band in tutto il mondo.
“Slaughter Of The Soul”, come scritto altre volte in merito ad altri articoli riguardanti gli At The Gates e non solo, non è l’album che decreta la nascita del death metal melodico, anzi: sul piano cronologico il terzo full-length dei Nostri (se non consideriamo l’atipico “Terminal Spirit Disease”) viene dopo diversi lavori più seminali di esso, tra i quali annoverare fra gli altri “The Red In The Sky Is Ours” e “With Fear I Kiss The Burning Darkness”, proprio di ‘Tompa’ e compari. Ma è con “Slaughter Of The Soul”, forse non a caso uscito solo due settimane prima di “The Gallery” dei Dark Tranquillity, che la scena di Goteborg prende il volo, cresce esponenzialmente di popolarità, contrapponendosi naturalmente a quella connazionale e più tetragona di Stoccolma (Entombed, Grave, Dismember, Unleashed), ed entra definitivamente nella Storia e nella mitologia metallica. Gli emulatori degli At The Gates prolifereranno nel corso degli anni, ma questo disco non sarà mai superato in ferocia esecutiva e precisione chirurgica, in inventiva mortale e profonda, in qualità a tutto tondo, nella perfetta sequenza di una perfetta tracklist. Insomma, è pressoché inutile ribadire che si sta scrivendo di uno degli assoluti capolavori del metal estremo tutto.
Terminata in fretta la poco redditizia, almeno all’epoca, parte di carriera pregna di velleità sperimentali e attitudine progressiva, coincisa con le pubblicazioni dei due lavori citati in precedenza, la band dei gemelli Anders e Jonas Bjorler (prima chitarra e basso, rispettivamente) assorbe la pesante perdita del chitarrista Alf Svensson già con il meraviglioso disco-EP “Terminal Spirit Disease”, presentante la nuova line-up e uno stile più snello, più diretto e meno contorto, molto vicino al death metal melodico sporcato di thrash e attitudine punk che esploderà subito l’anno seguente con il nostro Bellissimo di questa tornata.
Edito dalla Earache Records, che in uno dei momenti più alti della sua incredibile attività di etichetta di punta del metal estremo poteva vantare nel proprio roster anche Carcass, Bolt Thrower, Cathedral, Napalm Death e Morbid Angel, giusto per nominare alcuni dei nostri eroi preferiti, questo ‘Massacro dell’Anima’ amplia e rende più orecchiabile e fruibile il death metal lancinante e naif degli At The Gates, andando paradossalmente a ridurre la quantità di riff vomitati sull’ascoltatore e riempiendo tali vuoti creatisi con assoli puntualissimi, attimi più atmosferici, arrangiamenti sopraffini e di qualità superiore. Il tutto potenziato da un Fredrik Nordstrom e dai suoi Fredman Studios ertisi sugli scudi ed in grado di dare al melo-death tutto sommato ‘poco feroce’ del Goteborg sound un’impronta assolutamente assassina, con chitarre (non troppo) ‘motosega’ e belle grasse. Poi ci sono loro, i musicisti, con la loro verve nichilista e filosofica, marcia e complessa allo stesso tempo: Adrian Erlandsson non si lascia andare troppo a svolazzi e ghirigori sui tamburi, ma il suo tupa-tupa fila dritto come una spia, collegando alla perfezione i vari spezzoni dei brani, oppure rendendo benissimo l’idea di headbanging più cadenzato come in occasione della stratosferica “World Of Lies”, brano assolutamente atipico per gli At The Gates fin lì espressisi; Tomas ‘Tompa’ Lindberg, indimenticabile nel video di “Blinded By Fear” con quelle treccine rosse molto Nineties, è lo screamer perfetto per questo tipo di suono, catarrale, acido, in procinto di sparare fuori le corde vocali a mo’ di frecce avvelenate, mentre i suoi ‘GO!’ all’inizio della title-track e nella già citata “World Of Lies” sono divenuti iconici; Anders ed il suo fedele vice Martin Larsson alle sei-corde si mostrano in stato di grazia, alcuni riff sono indimenticabili – quelli portanti di “Blinded By Fear”, “Slaughter Of The Soul” e “Need”, la partenza di “Nausea” e di “Suicide Nation” – e per tutta la durata del lavoro non cessano mai di produrre ferocia su ferocia; un po’ sacrificato nelle retrovie, se poi si pensa quanto invece sia fondamentale oggi, unico songwriter, il bassista Jonas Bjorler, comunque in grado di fornire un buon contributo in sede compositiva e nel riempire i vuoti sonori tra la pacca decisa della batteria e lo spessore acido delle chitarre.
La sequenza degli undici brani – già lo abbiamo ripetuto più sopra – è una di quelle che si imparano a memoria, con il trittico d’apertura composto da “Blinded By Fear”, “Slaughter Of The Soul” e “Cold” letteralmente assurto a leggenda. “Under A Serpent Sun” al quarto posto abbassa lievemente il gasamento ma è una sensazione di ben poco conto, perchè di fila arriva “Into The Dead Sky” a farci rifiatare in maniera esemplare: atmosfera, oscurità, thanosiana ineluttabilità, incombente destino, brividi d’eccezione. L’ipnosi regna sovrana, quand’ecco arrivare a risvegliarci un poderoso caricamento di fucile, un riff essenzialmente micidiale e il manifesto “Suicide Nation”, tematica vigorosamente sentita nei paesi scandinavi, altra canzone da pogo ed headbanging irrefrenabili con un finale in crescendo belligerante.
Per anni la preferita di chi scrive, “World Of Lies” è il brano più groovy del lotto, con un paio di sequenze durante le quali allo scapocciamento viene preferito il saltellamento impazzito, per una ‘final psychotic eclipse’ del tutto anarchica, chiusa da un assolo enorme. “Unto Others” è il secondo tassello ‘debole’ di “Slaughter Of The Soul”, ma anch’essa presenta sprazzi di genio puro prima di condurci alla parte terminale del lavoro, dove si alternano altri tre brani paurosi: “Nausea” parte a tavoletta con un riff che squarcia il cervello ed una velocità di crociera delirante, un Erlandsson scatenato, mentre le chitarre trovano anche il tempo di rallentare allontanandosi dallo schiacciante strapotere del tupa-tupa; “Need” viene spesso dimenticata e posta in secondo piano rispetto ad altre canzoni storiche degli At The Gates, ma le liriche drammatiche e strazianti (“let your dreams awake/for we are enslaved/forever enslaved/open me/with your kiss of steel/killing yourself to live“), la potenza roboante del riffing fluido ed organico come sangue ribollente e le grida graffianti di ‘Tompa’ l’hanno trasformata, nel tempo, nella numero uno di chi scrive, foss’anche solo per l’outro orrorifico che apre le porte alla conclusiva strumentale orchestrale “The Flames Of The End”, narrante la morte di un album epocale, mai domo, imprescindibile dai gusti personali e che, ogni volta che lo si fa ripartire daccapo, aspetta solo di (ri)nascere. Per l’ennesima volta.

“…waiting
to be born”

 

TRACKLIST

  1. Blinded By Fear
  2. Slaughter Of The Soul
  3. Cold
  4. Under A Serpent Sun
  5. Into The Dead Sky
  6. Suicide Nation
  7. World Of Lies
  8. Unto Others
  9. Nausea
  10. Need
  11. The Flames Of The End
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