8.0
- Band: AT THE GATES
- Durata: 00:42:22
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Century Media Records
Il ritorno degli At the Gates avviene su una base dolorosa, drammatica e – per molti – ancora inaccettabile. La morte di Tomas Lindberg, voce della rabbia e del malessere di un’intera generazione, oltre che tassello inamovibile negli equilibri della formazione di Göteborg, ha rappresentato un colpo repentino e durissimo, tanto per i fan quanto – ovviamente – per i suoi compagni, chiamati a pubblicare un disco che, di fatto, ha il sapore di un lutto troppo recente per essere compreso e interiorizzato.
Ciononostante, introdotto da un titolo quanto mai amaro e beffardo, proprio come lo è spesso la scomparsa di una persona amata, “The Ghost of a Future Dead” è qui, a rappresentare l’ultimo atto di un percorso seminale, spesso turbolento, sempre caratterizzato dalla volontà di offrire qualcosa di autentico e sentito, e che negli anni non ha mancato di muoversi avanti e indietro lungo quella spola posta fra impatto bruciante e sperimentazione sonora.
In questo senso, dopo che il precedente “The Nightmare of Being” aveva immortalato i Nostri a passeggio in un giardino lussureggiante dove la materia melodic death metal tornava a dialogare con le tendenze prog rock/orchestrali di inizio carriera (spesso dimenticate), l’ottavo full-length della band svedese sceglie di procedere in una direzione più snella, istintiva e compatta, riportando le istanze death/thrash al centro della proposta come logica conseguenza di una scrittura nuovamente affidata a Anders Björler, rientrato in line-up nel 2022 dopo l’estromissione per comportamenti inappropriati di Jonas Stålhammar.
Da sempre legato a una concezione di metal fatta di irruenza e ‘hook’ facilmente memorizzabili, resa celebre da un album come “Slaughter of the Soul” (senza dimenticare la prima parte di carriera dei The Haunted), il chitarrista imprime in modo istantaneo la sua cifra stilistica alla raccolta, sebbene qui – rispetto a un capitolo similare come “At War with Reality” – il tutto sia immerso in un clima più mesto e cupo, meno pimpante, come se il taglio della musica avesse in qualche modo anticipato la tragedia umana all’orizzonte.
La melodia è presente, ovviamente, ma nel momento in cui è chiamata a tirare le redini di un pezzo (vedasi l’ottima “The Dissonant Void”) ha poco di quell’euforia tipica di molte hit passate, andando a braccetto con la maggiore aggressività del comparto strumentale e con l’immaginario evocato dai titoli e dalla copertina.
Dal canto suo, per quanto recuperata dai take della pre-produzione, la voce del frontman graffia e morde dignitosamente, facendo di necessità virtù nel nome di un carisma non intaccato dall’età e – soprattutto – dalla malattia; un ultimo grido che, a posteriori, sembra volersi aggrappare con le unghie e con i denti alla vita.
Anzitutto, comunque, vige la regola più importante, cioè quella di un songwriting in grado di offrire pezzi scorrevoli, dinamici e accattivanti, anche a fronte di una formula consolidatissima e sentita in migliaia di declinazioni differenti, fino quasi alla nausea.
Sotto questo punto di vista, gli At the Gates non impiegano insomma molto a confermare il loro status di maestri di certa musica: a volte, per forza di cose, potranno anche giocare più di esperienza e auto-citazionismo, ma la classe con cui riutilizzano gli ingredienti della ricetta – specie fra questi solchi, galvanizzati dagli input del ritrovato membro originale – è tale da non scadere mai in sensazioni manieristiche, portando al raggiungimento di risultati apprezzabili per efficacia e cura nei dettagli.
Ne consegue una delle tracklist più piacevoli all’ascolto dell’epoca post-reunion; un lavoro che va dritto al sodo (non a caso, la durata media dei brani si attesta intorno ai tre minuti) senza rinunciare a qualche deviazione laterale più densa e compassata (“In Dark Distortion”, “Parasitical Hive”, la strumentale acustica “Förgängligheten”), e che in ultimo, a malincuore, finisce per assumere le sembianze di un epitaffio tanto imprevisto quanto riuscito.
Ciao Tompa.
