ATARAXIE – Résignés

Pubblicato il 12/03/2019 da
voto
8.0
  • Band: ATARAXIE
  • Durata: 01:23:25
  • Disponibile dal: 08/03/2019
  • Etichetta: Xenocorp
  • Distributore:

‘Extreme doom’ è il modo prediletto con cui amano definirsi due band. Una sono i Funeralium, l’altra gli Ataraxie. Entrambe francesi, condividono due membri, un’estetica similare fatta di immagini in grigio-nero raffiguranti personaggi in stati di sfacelo, degrado (se non prossimi al suicidio) e una concezione del doom greve, intossicata, ostentatamente eccessiva. Una sovrabbondanza di negatività che si rivela nella lunghezza spropositata delle singole tracce, nel costante clima di angoscia che avvolge la musica, nello stridore ammorbante delle chitarre e l’agonizzare prolungato in cui le canzoni vanno irrimediabilmente a scivolare, prima sconvolte dal dolore, quindi dilaniate dall’inedia. Se nei Funeralium il ritorcersi in lentissime dissonanze e feedback urlanti si pone quale caratteristica di immediata riconoscibilità e graffi black metal sfregiano immancabilmente il cadente tessuto sonoro, gli Ataraxie preferiscono dinamiche più affini al death-doom, tenendo in secondo piano le metastasi di afflizione del funeral. L’odio e l’autodistruzione si veicolano in “Résignés” in partiture terremotanti e straordinariamente mobili, che rimembrano gli stilemi classici del genere ma prendono pieghe poco prevedibili e camaleontiche, pur variando in un ventaglio di ipotesi ristretto.
Il passaggio da due a tre chitarre, con l’uscita di scena del membro fondatore Sylvain Esteve e l’ingresso di Hugo Gaspar e Julian Payan, ha dato nuova linfa e, limitatamente a un’impronta stilistica rigorosa e ben definita, un’esuberanza compositiva ed esecutiva rari nel settore. L’intrecciarsi e sciogliersi delle tesissime armonie chitarristiche riflette una visione ampia di quello che dovrebbe essere il death-doom, un suono opprimente ma vigoroso, promanante una potenza ancestrale ed evocatore di un gigantesco potere ultraterreno. Meglio, sotterraneo, qualcosa che trascina con sé e mortifica prima di mandare ogni cosa in mille pezzi. Nel gioco di sovrapposizioni e fusioni degli strumenti, il raccontarsi crudele della formazione – agghiacciante il latrare sguaiato, da belva ferita, del reparto vocale – si riveste di un’insolita eleganza, sfruttando al massimo una produzione che amplifica il malessere e non deprime i piccoli dettagli, piuttosto li cristallizza e li fa assaporare senza sforzo. La forza propulsiva di alcuni frangenti raggiunge quella degli Incantation o dei loro ‘figlioli’ Krypts, maestri nel ruminare fanghiglia e sputarne fuori matasse di suono seducenti in tutta la loro deplorevole sporcizia.
Negli Ataraxie, detto dell’eccellenza degli elaborati ricami di chitarre e del contraltare severo di un basso opulento di rumore, quando chiamato in causa, lo svilupparsi dei brani assume le sembianze di una lenta catastrofe, un’inevitabile ammalorarsi che va gustato appieno nel regredire, a volte ansiogeno, in altre occasioni semplicemente catatonico, verso una fine dolorosa. La qualità migliore dell’album è quella di osare in lungo e in largo nel panorama death-doom pur senza sfogare la propria creatività in avanguardismi, bizzarrie, accostamenti strambi: “Résignés” reinterpreta cose note, solo lo fa con tale maestria da rendersi irresistibile e appassionante dall’inizio alla fine. Sono ottantatré minuti in sole quattro canzoni, nonostante ciò lo consigliamo caldamente anche ai deathster meno inclini a lungaggini e ampie digressioni.

TRACKLIST

  1. People Swarming, Evil Ruling
  2. Résignés
  3. Coronation of the Leeches
  4. Les affres du trépas
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