ATLANTIS CHRONICLES – Barton’s Odyssey

Pubblicato il 05/04/2016 da
voto
7.5
  • Band: ATLANTIS CHRONICLES
  • Durata: 00:41:32
  • Disponibile dal: 25/03/2016
  • Etichetta: Apathia Records
  • Distributore:

I transalpini e promettenti Atlantis Chronicles provano ad emergere nella non facile scena del technical death metal moderno. Forti di una produzione stellare, ad opera di Joshua Wickman (King 810, Within The Ruins) e di un artwork impeccabile, a cura del mostro sacro Pär Olofsson (The Faceless, Aborted e decine e decine di altre band del genere), il quintetto di Parigi pubblica nel 2016 il suo secondo full-length, a tre anni di distanza dal debutto discografico con questo nome, prima i Nostri erano infatti conosciuti con il nome Abyss e avevano dato alle stampe soltanto due EP. “Barton’s Odyssey” è un disco molto professionale e decisamente maturo sotto molti punti di vista: tecnicamente questi ragazzi vantano di una preparazione di tutto rispetto, ma questa se vogliamo non è nemmeno più una notizia così strabiliante, dato che siamo ormai abituati ad uno standard qualitativo, specie in questo genere, piuttosto elevato. Il guitar working è molto elaborato, arzigogolato e complesso, ma rimane sempre altrettanto divertente e frizzante, melodico e accattivante in taluni frangenti, dinamico e roccioso in certi altri. Una più che discreta fase ritmica contribuisce in maniera decisiva nel rendere i brani fruibili e tutto sommato accessibili, se siete un minimo pratici di questo tipo di sonorità. Infine abbiamo un vocalist versatile e capace di passare dal growl ad voci pulite migliorabili ma già più che discrete, attraversando svariate tonalità e stili diversi con scioltezza e più che sufficiente personalità. Per intenderci, le coordinate principali a cui il sound degli Atlantis Chronicles si ispira sono quelle di gruppi come Within The Ruins, Slice The Cake, Born Of Osiris, ecc. dunque un techno death (vogliamo dire anche -core pure se non va più di moda?) molto moderno e ricco di melodia che strizza però ugualmente l’occhio anche a qualcosa di leggermente più estremo, come potrebbero essere i Gorod o gli stessi Obscura. Tra le influenze, ci pare doveroso citare alcune digressioni melodiche di stampo progressive, alla Between The Buried And Me, specialmente nell’uso delle melodie solistiche, così squillanti e iridescenti. Infine, specialmente nella seconda parte del disco, quella a parere di chi scrive peraltro risulta essere più godibile, troviamo alcune bordate più propriamente groove death/thrash, alla Gojira, tanto per fare nomi e cognomi, decisamente ben riuscite. “Barton’s Odyssey” è un ascolto nel complesso molto piacevole e scorrevole, un disco compatto e coeso che vive davvero di pochi momenti di cedimento. Diciamo che se tutto il disco si assestasse sui livelli delle ultime cinque/sei tracce, parleremo di un mezzo capolavoro. L’accoppiata “Upwelling Part I” e “Upwelling Part II”, ad esempio, sono due brani davvero ben riusciti: un po’ sperimentali, groovy, e con queste aperture melodiche che non rovinano assolutamente l’atmosfera, rendendo più catchy i brani. Così come “50°S 100°W” con queste ritmiche djenty, questi rallentamenti così intensi ed evocativi, questi improvvisi e repentini cambi di tempo, sono davvero ben architettati e mettono in mostra delle oggettive capacità di scrivere buoni pezzi. Alla Francia, paese che negli ultimi anni ha dato vita a band di assoluto valore nei generi più disparati, probabilmente manca un gruppo di riferimento in questo specifico genere, e sinceramente gli Atlantis Chronicles ci pare che abbiano tutte le carte in regola per candidarsi a questo tipo di ruolo. Se siete appassionati di questo tipo di sonorità accorrete numerosi, difficilmente ve ne pentirete.

TRACKLIST

  1. The Odysseus
  2. Otis Barton
  3. Back To Hadatopia
  4. Within The Massive Stream
  5. Upwelling – Part I
  6. Upwelling – Part II
  7. Flight Of The Manta
  8. I, Atlas
  9. 50°S 100°W
  10. A Modern Sailor’s Countless Stories
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