6.0
- Band: ATONEMENT
- Durata: 00:36:05
- Disponibile dal: 28/07/2023
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Che il marciume sia con voi, cari Atonement. Arrivano dalla Svezia questi tre ragazzotti, adepti a tutto tondo di un black/thrash grondante old-school, fortemente becero e velenoso. Un ibrido tra i primissimi Sodom e gli Impaled Nazarene, giusto per citare alcuni nomi storici, raccomandato per gli amanti di Deathhammer e Condor, emerso nel 2020 dai tombini di Stoccolma con il demo “Merciless Blasphemy” e che trova la sua definitiva esplosione con il qui presente “Sadistic Invaders”. Un malsano agglomerato di riff pungenti e trascinanti, tracciati dalla chitarra di Ludvig Rosth (anche cantante), accompagnato a dovere dai seguaci Niklas Saari (basso) e Mille Lundstrom (batteria) utili a costruire il più classico degli assalti all’arma bianca in cui, a fronte di una giustificata e scontata furia esecutiva, troviamo anche diverse lacune, soprattutto dal punto di vista creativo.
Un peccato in quanto il terzetto iniziale di pezzi faceva ben sperare, proponendo un repertorio abbastanza variegato: la rabbiosa “Hellish Delight”, infatti, introdotta dal disperato urlo di una giovane donna, ci introduce perfettamente tra le spirali infuocate e putride innalzate dal trio svedese, acquisendo ulteriore slancio e brutalità con la successiva “Await the Command”, bilanciata tra il tipico binario impazzito di riff ed uno stacco più lento e lugubre posto a metà del brano. Follia allo stato brado, traducibili in tutta la sua essenza nella ferale “Fatal Militia”, anch’essa borchiata da un susseguirsi di irruente ripartenze.
Ed è a questo punto che arrivano le note dolenti sopra accennate: con il passare dei minuti ci si accorge di come la struttura ritmica e ‘melodica’ dei vari brani sia praticamente la medesima, non riuscendo a puntellare, o semplicemente personalizzare, le trame di turno, ricalcando lo stesso canovaccio sino alla conclusiva “Sadistic Invader”. Un filotto di sette pezzi che potrebbero benissimo essere ricondotti ad un’unica smitragliata di riff, puntualmente rintuzzati dal ghigno vocale del giovane Rosth. La prima prova sulla lunga distanza degli Atonement va quindi in archivio condita da poche luci e parecchie ombre, lasciando comunque trasparire alcuni indizi di un possibile miglioramento futuro.
