ATRAMENT – Eternal Downfall

Pubblicato il 16/03/2016 da
voto
7.0
  • Band: ATRAMENT
  • Durata: 00:31:15
  • Disponibile dal: 04/03/2016
  • Etichetta: Sentient Ruin
  • Distributore:

Freschi di un EP autoprodotto vecchio di pochi mesi, i cui brani vengono ripescati in questo full length, gli Atrament si presentano all’appuntamento con il primo album senza fronzoli, senza compromessi, senza dubbi: “Eternal Downfall” è un pugno in faccia, anzi una sequenza di undici diretti scritti appositamente per alterare i lineamenti in via definitiva. Dietro il nome della band troviamo due membri degli Abstracter, il nostro Mattia Alagna dietro il microfono e il neo bassista James Meyer, qui in veste di chitarrista come già nei Black September, oltre a Sam Carr-Prindle e Chad Gailey, esponenti del sottobosco death/estremo della fervente Oakland. Scordatevi però subito tecnicismi o eccessive complicazioni: qui le coordinate sono infatti altre, decisamente spostate verso la marcia cattiveria di un blackened crust che può richiamare le prove più maligne dei Nausea. Poco più di mezz’ora votata a far sanguinare le orecchie, ma con classe indiscussa e senza un singolo calo di tensione. L’inziale “No Beyond”, oltre a darci un’idea delle scarse aspettative di salvezza che avremo nel prosieguo dell’album (nessuna: non c’è nulla “oltre”, appunto), detta perfettamente le coordinate e procede senza soluzione di continuità nelle successive “Sunken Reign” e “Aberration”: un trittico a base di d-beat mirabile, dopo il quale si rifiata vagamente sulle note iniziali di “Consumed”. Ma è tutto un trucco per avvinghiarci ancor più: la ripetizione di un riff ritarda solo l’ingresso della frenetica batteria e della voce di Mattia, roca e affilata, come un rasoio arrugginito che punta le nostre gole. Come facilmente intuibile, risulta quasi fuori luogo citare altri singoli brani: questi lupi ci mordono al collo fino all’ultima nota della conclusiva “Dusk Abuse” senza mai abbassare di una tacca il tempo del metronomo. Mentre risulta decisamente degna di nota la produzione di Greg Wilkinson, il cui elenco di collaborazioni non necessita menzioni, per la cura cristallina e la perfetta emersione di ogni singolo suono. Troviamo, insomma, una decisa base di Discharge, degli ottimi richiami Napalm Death (su tutte “Wretched Apparition”, per esempio) e tanta capacità; se le band succitate fanno parte del vostro DNA, non fatevi sfuggire questo disco: è roba che ti fa robusto e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza.

TRACKLIST

  1. No Beyond
  2. Sunken Reign
  3. Aberration
  4. Consumed
  5. Hericide
  6. Wretched Apparation
  7. Rotting Twilight
  8. Aeon Of Suffering
  9. World Of Ash
  10. Circle Of Wolves
  11. Dusk Abuse
2 commenti
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