ATRAMENT – Scum Sect

Pubblicato il 05/10/2018 da
voto
7.0
  • Band: ATRAMENT
  • Durata: 00:27:04
  • Disponibile dal: 28/09/2018
  • Etichetta: Sentient Ruin
  • Distributore: Audioglobe

Meno di mezz’ora per distruggere ogni forma di vita umana sul pianeta Terra. È l’ambiziosa missione in cui si lanciano i californiani Atrament con il loro secondo disco, “Scum Sect”. Disgustati dallo stile di vita parassitario dei propri simili, li condannano a un mare di pestilenze, miserie, catastrofi, tali da togliere di mezzo ogni rappresentante del genere umano da questo mondo. I concetti espressi dalle liriche si riflettono immancabilmente nella musica, che come avevamo imparato a conoscere con il primo demo e il full-length “Eternal Downfall” si denota per una rappresentazione feroce, spietata, dei più sordidi stilemi d-beat, crust, death e black metal. Qua è inutile andare a ricercare le evoluzioni più ingegnose e imponderabili dei generi menzionati, si bada al sodo, alla brutalità di grana grossa, agli obiettivi primigeni e genuini che questo tipo di sonorità si prefiggevano quando hanno iniziato a diffondersi e codificarsi. Veniamo quindi travolti da una tracklist estremamente compatta, fatta di assalti a testa bassa, direttissimi, urgenti, che hanno le loro basi un riffing denso e limaccioso e in una prova vocale che non concede un attimo di quiete. A distinguere gli Atrament dalla pletora di nerboruti picchiatori in circolazione è la cura nei dettagli, sia quelli relativi alla composizione che al confezionamento del disco, esente da pecche evidenti.
L’incrociare diversi generi dona dinamismo e freschezza, cavalcate d-beat si alternano a blastbeat puramente death metal, mentre l’aura di persistente malignità risente di vera fede nel black metal e porta tonnellate di morbosità in tracce che nell’infuriare di ritmi da battaglia non si scordano di evocare atmosfere post-apocalittiche. Siamo in presenza di un aggiornamento assai riuscito dei canoni di Discharge e Doom, cui non possono mancare iniezioni di bestiale pesantezza mutuata dallo swedish death e dalle sonorità truci che andavano per la maggiore a inizio anni ’90. I barlumi melodici affioranti ad esempio nell’opener “Plague Upheaval”, oppure le brevi concessioni a break rallentati, o ancora alcuni momenti molto ritmati, usati per collegare le partiture più esasperate, segnalano il gusto e le capacità dei musicisti coinvolti, che però in questa sede non vogliono concedersi troppe distrazioni. E allora picchiano, bramosi di ridurre tutto in cenere. La registrazione curata da Greg Wilkinson negli Earhammer Studios toglie la sporcizia in eccesso ed esalta le sfumature e l’impatto delle chitarre, mettendo dovutamente in luce la vocalità terrificante di Mattia Alagna, che fra Abstracter e Atrament si sta segnalando come uno dei migliori cantori di morte e distruzione del 2018. L’impressione è che con un pizzico di varietà in più – i piani di battaglia non prevedono grosse modifiche fra una canzone e l’altra – la band potrebbe aspirare a traguardi più importanti, ma le va dato atto che in campo crust/d-beat in pochi attualmente sanno provocare le medesime devastazioni. Consigliato spassionatamente agli amanti del genere.

TRACKLIST

  1. Plague Upheaval
  2. Chains Of Terror
  3. Harbinger
  4. War Seed
  5. Boiling Blood
  6. Spit On Mankind
  7. Odium
  8. Malignant
  9. Craven
  10. This Night Shall See No End
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