6.5
- Band: ATRIARCH
- Durata: 00:32:35
- Disponibile dal: 11/08/2017
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
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Torna puntuale la band di Portland, qui alla seconda prova sotto Relapse, e conferma le sue coordinate musicali; il loro peculiare mix tra post-punk, doom ed estremità varie continua a funzionare, anche se magari non regala momenti di furibonda esaltazione. Ma se non altro la sintesi è dalla loro, con sei brani efficaci per poco più di mezz’ora d’ascolto, per quanto piuttosto intensa quanto ad atmosfere. Apre le danze “Inferno”, sotto forma di invocazione vocale piuttosto nera e maligna, accompagnata per buona parte solo da basso e batteria; fedele allo spirito contemporaneo, è un essenziale e ben riuscita traccia doom/sludge con la giusta dose di personalità, la stessa linea su cui prosegue la successiva “Dead”. Dominata anch’essa dal basso e dalla voce cavernosa di Lenny Smith, che pur senza doti strepitose mostra in tutto il lavoro una buona versatilità. “Devolver” è il brano in cui i toni si fanno più marci, mentre “Void” esplora territori tutto sommato più inediti; una cadenza quasi dark, ma di quello primitivo, che fa pensare ai seminali The Birthday Party, complice il cantato così cupo e declamatorio, almeno nella prima parte; cede poi alle loro tipiche e sguaiate movenze, che restano prioritarie fino alla chiusura affidata a “Hopeless”: un brano arricchito da una chitarra acustica che aumenta sicuramente la sensazione di oscurità e disagio che gli Atriarch sanno ben trasmettere. Come nei lavori precedenti, i toni cupi uniti a una controllata aggressività – passateci l’ossimoro – sono il loro biglietto da visita; forse, in questo “Dead As Truth”, come già sentito in un paio di episodi del precedente “An Unending Pathway”, prevale la creazione di una sulfurea atmosfera sulla violenza degli strumenti; facendoci pensare in qualche modo alle recenti uscite degli Alaric, con cui non a caso condivisero anche uno split qualche anno fa. Manca solo un po’ più di incisività, in un sottogenere che sta francamente rischiando il sovraffollamento.
