5.5
- Band: ATROCITY
- Durata: 00:42:29
- Disponibile dal: 01/09/2010
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
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I tedeschi Atrocity non necessitano di presentazioni: attivi sul mercato da oltre vent’anni ed arrivati al ragguardevole traguardo del nono album in studio (EP esclusi), hanno avuto il coraggio di non volersi mai fossilizzare su un genere preciso spaziando dal death degli esordi sino ad arrivare ai lidi gothic/industrial dei due capitoli “Werk”. Cosa aspettarsi dagli Atrocity nel 2010? Ovviamente qualcosa di nuovo ed assolutamente inatteso: come suggerito dal sottile, ma significativo, “feat. Yasmine” incollato sotto il moniker del gruppo, questo “After the Storm” vuole introdurre elementi sino ad ora sconosciuti nel DNA della formazione tedesca. La nuova fanciulla introdotta nell’ultima fatica della band teutonica altri non è che la sorella di Alexander Krull e, a differenza del growl ostentato dal fratello (mai risultato convincente alle orecchie del sottoscritto), si diletta con buona disinvoltura in vocalizzi di chiaro stampo celtico-folkloristico. Dopo la seducente atmosfera dell’intro “A New Arrival”, tocca alla danzereccia “Call of Yesteryear” chiarire gli intenti dell’intero album: la dolce voce di Yasmin, contrapposta a quella di Alexander, le chitarre elettriche appena abbozzate a spartirsi un ruolo secondario rispetto a quelle acustiche, tamburelli, flauto ed altri strumenti etnici contribuiscono a creare la giusta atmosfera per introdurre l’ascoltatore nel nuovo corso targato Atrocity. “After the Storm” miscela in maniera ponderata episodi più diretti e di facile assimilazione come “Black Mountain” e “Transilvania” ad altri più intimisti dove l’atmosfera soffusa e gli strumenti acustici ricoprono un ruolo di primaria importanza: la titletrack, “Silvan Spirit” e “As The Sun Kissed The Sky”, pur non avendo nulla a che fare con il metal, risultano a conti fatti essere gli episodi più convincenti anche grazie alla buona prova vocale di Yasmin. Purtroppo la qualità del lavoro va man mano affievolendosi all’approssimarsi delle sue battute finali, dove solo la conclusiva strumentale “Eternal Nightside” riesce solo in parte a riacalappiare l’interesse dell’ascoltatore. “After the Storm” purtroppo è un disco a malapena sufficiente, lontano dalle sonorità che la band ha cavalcato nel corso delle ultime due decadi: la nuova sfida degli Atrocity purtroppo non può dirsi totalmente vinta, sebbene sia lontana dall’essere considerata totalmente disprezzabile. Peccato, si poteva fare decisamente di più.
