7.5
- Band: ATROCITY
- Durata: 00:55:44
- Disponibile dal: 26/04/2004
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
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Dopo anni passati prima a coverizzare Duran Duran e Tears For Fears (in modo comunque molto divertente!) e poi a scimmiottare i Rammstein, gli Atrocity del gigante Alex Krull, oggi accasatisi alla Napalm Records, sembrano essere nuovamente tornati a fare sul serio con questo “Atlantis”, un lavoro a tratti più che interessante, che in più punti riporta alla mente i vecchi fasti di “Blut”. I nostri oggi riscoprono sonorità death metal vagamente sullo stile dei primi lavori, unendole qua e là a quelle incursioni nei territori mainstream recentemente sperimentate. Ma la bella notizia è che la band si ritrova capace, fresca di idee e soprattutto matura, sfornando un lotto di brani spesso altamente competitivo, come non se ne sentivano da tempo. Manifesto dei nuovi Atrocity può essere tranquillamente la violentissima opener “Reich Of Phenomena” oppure un pezzo come “Ichor”, altro mix tra durezze vicine al passato del gruppo e inaspettate aperture melodiche perfettamente inserite. Gli Atrocity però non rinnegano del tutto la recente produzione fatta di preponderanti synth e ritornelli catchy. Su questa linea si muovono brani piuttosto tamarri ma riuscitissimi come il primo singolo “Cold Black Days”, “Atlantean Empire” e, in parte, “Gods Of Nations”, quest’ultima incentrata su un ritornello che più ruffiano non si può! Altri highlight del disco sono “Superior Race”, “Morbid Mind” e “Clash Of The Tytans”, tutte destinate a creare il caos quando verranno riproposte dal vivo (ammesso che esistano ancora metalhead tra i fan del gruppo!), e “The Sunken Paradise”, brano piuttosto atmosferico e melodico ma di gran classe. Interessante e calibrato al meglio l’uso dei cori e delle voci femminili, ottima la prestazione dei singoli musicisti così come del buon Alex, che finalmente sfodera a più riprese il suo growlling (e a tratti persino uno scream black metal!). Buona infine la produzione di un album che ripresenta gli Atrocity in buona forma e con tante nuove idee, una volta per tutte lontani dalla riproposizione strampalata di sonorità industrial non facenti proprio parte del loro background. Violenti, epici, melodici e ricercati: gli Atrocity lo erano una volta e oggi sono tornati ad esserlo. Nessuno lo sperava, ma è accaduto… complimenti!
