7.0
- Band: AUSTERE
- Durata: 00:43:45
- Disponibile dal: 06/06/2025
- Etichetta:
- Prophecy Productions
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C’è un silenzio che non consola, ma avvolge. Un silenzio che lascia spazio a pensieri lenti, a melodie che si consumano come fotografie sbiadite. È in questo spazio che si muove “The Stillness of Dissolution”, nuovo capitolo del percorso degli Austere, duo australiano che negli ultimi tre anni ha dato continuità al proprio ritorno discografico, mantenendo una linea coerente e fedele alla propria identità.
Terzo full-length consecutivo, il disco si inserisce senza scossoni nella discografia recente della band, rimanendo ancorato a un atmospheric black metal dolente e introspettivo, in cui malinconia e rarefazione restano elementi centrali. Qualche variazione di tono, tuttavia, si fa notare: le strutture si sono leggermente compattate, alcuni passaggi risultano più diretti, e una produzione più piena e rifinita contribuisce a rendere il suono più rotondo rispetto al passato. È un’evoluzione sottile, ma percepibile, che rende l’ascolto un po’ più accessibile senza snaturare l’intenzione originale.
Brani come “Time Awry” e “Rusted Veins” esemplificano bene questa direzione, con un piglio ritmico che in certi momenti abbraccia senza freni il vecchio dark metal di scuola Katatonia o Rapture; influenze che da sempre abitano l’universo sonoro degli Austere, ma che in questi passaggi emergono con grandissima evidenza, forse anche grazie alla succitata resa sonora più levigata. Il cantato pulito di “The Downfall”, ha poi addirittura un che dei vecchi Amorphis: si tratta di una sfumatura, certo, ma che comunque riesce a suggerire un vago tentativo di trovare nuove forme di espressione senza perdere in profondità emotiva.
Il resto dell’album si muove su coordinate più familiari, tra temi dilatati, scream straziante e un’andatura spesso solenne. Ma la sensazione generale è appunto quella di una scrittura che non cerca più la ripetizione o l’effetto catartico a tutti i costi, quanto piuttosto un’espressione più composta. Anche per questo, “The Stillness of Dissolution” si lascia ascoltare con continuità, senza scossoni ma anche senza momenti di stanchezza evidenti.
Non è poco, specie in un ambito musicale spesso ripiegato su cliché o eccessi stilistici. Gli Austere, da parte loro, scelgono la strada dell’equilibrio, della coerenza, e lo fanno con dignità e sensibilità, cesellando piccole variazioni attorno a un nucleo espressivo ormai ben rodato.
Chi li ha seguiti fino a qui non resterà deluso; chi invece si avvicina ora al loro mondo, potrebbe trovare in questo lavoro un buon punto di partenza. Non gridano, gli Austere, non sorprendono. Ma in quell’apparente immobilità, continuano a parlare con una voce riconoscibile e sincera.
