AUTOGRAPH – Loud And Clear

Pubblicato il 01/12/2015 da
voto
9.0
  • Band: AUTOGRAPH
  • Durata: 00:42:30
  • Disponibile dal: 14/02/1987
  • Etichetta: RCA
  • Distributore:

Originari della città di Los Angeles, gli Autograph prendono vita nel lontano 1983, da un’intuizione del cantante e chitarrista Steve Plunkett. Inizialmente, il frontman coinvolge alcuni amici per lavorare su alcuni brani da includere nel suo esordio da solista, ma nel giro di poco tempo il progetto assume le sembianze di una vera e propria band. Un grezzo demotape attira l’attenzione del famoso produttore Andy Johns, il quale non esita ad invitare il gruppo nei celebri studio Record Plant, per registrare i brani migliori avvolti da un’opportuna veste professionale. L’amicizia tra il batterista Keni Richards ed il celebre David Lee Roth permette ad un gruppo esordiente, per giunta senza contratto discografico, di supportare i Van Halen nelle date americane del vendutissimo “1984”. Fiutato l’affare, i vertici dell’etichetta discografica RCA non si fanno sfuggire l’occasione di mettere gli Autograph sotto contratto, i quali danno vita al cromatissimo debutto “Sign In Please”. Grazie all’irresistibile singolo “Turn Up The Radio” l’album vende ben settecentomila copie, offrendo loro la ghiotta opportunità di aprire i concerti dei Mötley Crüe nel tour di “Theatre Of Pain”. La reticenza nel promuovere ulteriormente l’album con un nuovo singolo complica la vita ai cinque protagonisti, loro malgrado costretti da una label sempre più esigente a registrare ed autoprodursi un nuovo disco nel giro di due settimane. Seppur affatto brutto e poco ispirato, “That’s The Stuff” risente degli eventi controversi vissuti dai Nostri, vendendo soltanto trecentomila copie. La colpa del fallimento ricade sulla testa della manager Suzy Frank, impietosamente sostituita da Bill Thompson, navigato professionista imposto con la forza da un’azienda che si mostrerà sempre meno interessata alle sorti del gruppo. Giunti rapidamente ad un punto morto della loro carriera, gli Autograph decidono di prendersi tutto il tempo necessario per incidere circa quaranta demo da dare nuovamente in pasto ad Andy Johns. Una rinnovata vena artistica prelude ad un risultato impeccabile ottenuto con il suddetto “Loud And Clear”: un purissimo diamante rivestito da dieci episodi ubicati a cavallo tra l’esplosivo arena rock a stelle e strisce ed il cosiddetto class metal. Tirato a lucido da una produzione stellare ed inossidabile come l’acciaio, gli Autograph danno vita ad un lavoro squisitamente vario, pesante e melodico. L’adrenalinica title track viaggia su velocità per loro mai così elevate, flirtando senza paura con un certo modo di suonare heavy metal. Il ritornello assordante e le abbaglianti fughe di chitarra solista ereditate dai migliori Van Halen sono gli elementi cardine di un brano pressoché perfetto. La venerazione nei confronti degli AC/DC, ed in generale del rock degli anni Settanta, viene palesata dai ruvidi riff portanti di “She’s A Tease” e “When The Sun Goes Down”, mentre l’illusorio groove di “Bad Boy” converge all’improvviso in un chorus ammaliante e notturno. Gli ammiccanti impasti vocali profusi dalla ciondolante “Down’N’Dirty” rimangono scolpiti nella nostra memoria dopo un solo ascolto, così come l’intensa ed espressiva power ballad “Everytime I Dream” non avrebbe sfigurato in un disco dei Def Leppard. Troviamo anche il tempo di fare baldoria fino all’alba con “Dance All Night”, gagliardo e tonante mid tempo ricoperto fino al midollo da sfavillanti lustrini glamour. Un lieve retrogusto pop emerge dall’accattivante “Just Got Back From Heaven”, episodio che prelude alle melodie sopraffine plasmate qualche mese dopo dai Dokken nel superbo “Back From The Attack”. “More Than A Million Times” riesce miracolosamente ad ottenere un risultato ancora migliore, per merito della sua architettura sonora raffinata e cangiante, dalla quale si odono complesse variazioni tematiche supportate da un’egregia trama sviluppata sui tasti d’avorio. L’apatia promozionale della RCA raggiunge il suo apice in un’assurda vicenda relativa alla mancata pubblicazione del secondo singolo “She Never Looked That Good For Me”, clamorosa hit nella quale sono riassunte brillantemente tutte le migliori caratteristiche dell’hard rock melodico di quel periodo. Tutti questi eventi hanno scatenato il temuto effetto domino, che ha favorito la prematura fine di una band, agnello sacrificale dei controversi meccanismi del più torbido music business. Da riscoprire senza esitazione alcuna.

TRACKLIST

  1. Loud And Clear
  2. Dance All Night
  3. She Never Looked That Good For Me
  4. Bad Boy
  5. Everytime I Dream
  6. She's A Tease
  7. Just Got Back From Heaven
  8. Down 'N Dirty
  9. More Than A Million Times
  10. When The Sun Goes Down
3 commenti
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