7.0
- Band: AUTOPHAGY
- Durata: 00:33:44
- Disponibile dal: 30/09/2022
- Etichetta:
- Pulverised Records
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L’origine – Portland, Oregon – e la presenza in formazione di Jesse Shreibman (batterista/cantante dei Bell Witch su “Mirror Reaper” e “Stygian Bough: Volume I”) e di Adam Wheeler (ex chitarrista dei Ritual Necromancy) fanno da interessante biglietto da visita per gli Autophagy, realtà death metal che sinora aveva pubblicato un solo demo di breve durata, ma che proviene da una scena, quella del Pacific Northwest americano, ultimamente assai fertile e fortunata.
“Bacteriophage”, il primo full-length del gruppo, è un lavoro che corre spedito per i suoi trentatré minuti di durata attraverso nove tracce caratterizzate da una ruvida struttura sonora sospesa tra mood tipici del movimento anni Novanta ed altri definiti da un’impronta decisamente riconducibile all’underground death metal dell’ultimo decennio.
La caratteristica più evidente di questo album di debutto è la sua matrice spigolosa, direttamente derivante dai dettami di certi oscuri classici finlandesi dei primi Ninenties, senza però che i quattro ragazzi rinuncino a un groove e a un’immediatezza che in alcuni tratti potremmo pure lontanamente accostare al mondo crust punk/hc, merito anche del fatto che l’intero lavoro dà l’impressione di essere stato registrato in una manciata di giorni e quasi in presa diretta. “Bacteriophage” scorre quindi senza vacillare lungo tutta la sua (breve) durata, intessendo una narrazione fitta e vischiosa che trova il suo perno in una puntuale alternanza tra up e midtempo, riff sghembi e altri rotondissimi, sui quali viene certamente più facile immaginare l’headbanging dell’ascoltatore medio.
Volendo dare un’idea complessiva di questa sua natura, l’album non sembra poter prescindere da quanto realizzato negli ultimi tempi da realtà come Mortiferum (del demo), Cerebral Rot (del debut), Undergang, Morbific e Sněť, anche se, come accennato, i confini musicali del quartetto hanno senza dubbio origine nella vera vecchia scuola. Pur essendo noi ricorsi al vecchio e a volte antipatico gioco delle citazioni, la presa degli Autophagy non ne esce comunque appiattita: dopo tutto, il gruppo è composto da veterani e infatti vari episodi di questa tracklist riescono subito a strappare un sorriso, dimostrandosi ficcanti al punto giusto e raramente appesantiti da troppi clichè di maniera o eccessive lungaggini.
La sensazione, insomma, è che certo underground statunitense abbia ancora qualcosa da dire per coloro che stravedono per questa particolare frangia death metal.
