7.0
- Band: AUTUMNBLAZE
- Durata: 00:40:00
- Disponibile dal: 23/02/2024
- Etichetta:
- Argonauta Records
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Se si ha una certa familiarità con la loro intera discografia, entrare nel mondo degli Autumnblaze non è un’impresa difficilissima. Nel corso degli anni, il gruppo ha talvolta cambiato approccio, aumentato o diminuito le dosi di metal e di asprezza all’interno della propria proposta, tanto da arrivare in un paio di circostanze a concepire opere semi-acustiche, ma, alla base di ogni appuntamento discografico, è sempre stato facilmente percepibile un un sentimento vago e generico di tristezza, una dolce malinconia, spesso tipica di una visione romantica della vita, intima e a volte compiaciuta.
L’affinità fra Eldron e Arisjel, le due menti storiche del progetto, costituisce un legame artistico di sensibilità che si intreccia attorno ad una visione musicale che sul nuovo “Auf zerfetzten Schwingen” riprende certi elementi extreme metal, fondendoli con alcune delle esperienze più soft e cantautorali del recente passato, per un disco che a tratti sembra quasi un riassunto della carriera del duo.
La musica degli Autumnblaze oggi non segue molte regole: può essere estremamente tenue, quasi ampollosa in certe cantilene su base acustica, ma sa anche accelerare e farsi più dura e vigorosa, rispolverando le tendenze dark e black metal dei lontani esordi o di un disco come “Perdition Diaries”. Si tratta di un gioco delicato, fatto di equilibri che si reggono su pochi spunti piuttosto che su solide e pretenziose sovrastrutture, nonostante, a un primo ascolto, la scrittura del nuovo lavoro appaia più ricca rispetto a quella del precedente “Welkin Shores Burning”. Del resto, dopo un album particolarmente arioso, gli Autumnblaze hanno deciso nuovamente di rispolverare un po’ di durezza con questo nuovo capitolo, con qualche sentore di primi Katatonia e un senso di disperazione più accentuato, che sembra appunto porsi all’interno di una ricerca di una dimensione onnicomprensiva, dove da soluzioni minimali si può passare anche a episodi pieni di microscopiche tessiture. Di certo, una produzione più organica e, soprattutto, la scelta di affidarsi soltanto al tedesco per le linee vocali questa volta contribuiscono a rendere il mood generale un po’ più severo, con la voce di Eldron (ovvero Markus Baltes) che appare ripiegata in una sfera interiore, alla ricerca di ricordi e di scorci di mondi arcani da condividere. Quando il gruppo opta per trame più leggere e orecchiabili, il taglio è insomma più elegiaco e meno ‘alternative’ o contemporaneo, perlomeno rispetto a certe pubblicazioni dei primi anni Duemila, nelle quali i Nostri cercavano di seguire le orme degli Anathema. Nel complesso, “Auf zerfetzten Schwingen” sa quindi di parziale ritorno al metal e ad atmosfere più rigorose, nonostante qua e là sia ancora possibile scovare momenti di fulgida malinconia e indulgenza, vedi il bel finale della title-track.
In un’opera piuttosto variegata come quella in questione, è insomma normale che alcune canzoni risultino più a fuoco o trasmettano più di altre: in questo caso, il gusto personale e le esigenze di ognuno faranno più che mai la differenza. Dal canto suo, questo ottavo full-length degli Autumnblaze si presenta formalmente ben confezionato, facendo del suo meglio per offrire una sintesi della poesia e della visione artistica dei suoi autori: coloro che li hanno sempre seguiti, riusciranno quasi sicuramente a trovare almeno un paio di momenti interessanti all’interno della tracklist.
