7.5
- Band: AVA INFERI
- Durata: 00:40:39
- Disponibile dal: 23/01/2006
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
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Strane ed arzigogolate copulazioni geografiche entrano in ballo per questo bellissimo “Burdens”, debut-album nato sotto il segno di un’altra ottima band propostaci dalla avanguardistica Season Of Mist, ovvero gli Ava Inferi. Provate ad immaginare di unire sonoramente la glaciale freddezza norvegese alla mistica passione lusitana, in un contesto languido e doloroso, e potrete cominciare ad insinuarvi delicatamente nel soffuso mondo di questo atipico quartetto. Norvegia e Portogallo, quindi: l’altera terra nordica sedotta e corrotta dal calor latino e da magiche litanie. Fondatore ed ideatore di tale interessante progetto è il chitarrista Rune Eriksen, trasferitosi da anni ad Almada, in Portogallo, e deciso a far rivivere (o semplicemente a riesumare) quell’avantgarde-doom metal che fece la fortuna in passato di act quali The 3rd And The Mortal ed In The Woods… . A quel metal etereo e sfuggente, raffinato e delicato, aggiungete poi rimembranze più oscure di My Dying Bride, Anathema – colti qua e là con riferimenti a più di un loro album, antico o recente che sia – e The Soundbyte, lo pseudo-solo-project di Trond Engum (The 3rd And The Mortal). Il genere è quello, difficile scappare da tali solide influenze: sette brani di varia lunghezza, spesso dilatati ma capaci anche di estrema sintesi, come ad esempio nell’epilogo pianistico dell’opener, intitolato “The Shrine” e durante solo trentadue secondi; tracce assolutamente non immediate, emotivamente coinvolgenti, anche se a piccole, lente dosi, avvolgenti lo spirito fra volute di nebbia artica e spire di essenze esotiche. Già, perché si diceva pure dell’anima “caliente” degli Ava Inferi, composti, oltre che dal succitato Eriksen, da tre musicisti portoghesi, per la precisione João Samora alla batteria e alle percussioni, Jaime S. Ferreira al superlativo basso e Carmen Susana Simões alla voce. E qui, come probabilmente sospettavate, arriva il bello: Carmen ha una voce a dir poco superba, teatrale al massimo, profonda ed espressiva come poche, splendida unione fra le varie, incantevoli Kari Rueslatten, Ann-Mari Edvardsen, Anneke Van Giersbergen. “Burdens” è letteralmente un lavoro che va ascoltato nel più totale silenzio e con buona predisposizione d’animo, possibilmente cupo e affranto. La produzione, volutamente mantenuta sottotono e poco rumorosa, dona un ulteriore tocco di gentilezza e timidezza al disco, durante il cui ascolto ci si troverà spesso, soprattutto dopo diversi ascolti, a sognare lidi di pace perenne. “Ava Inferi”, la malefica “A Glimpse Of Sanity”, l’angelica “The Wings Of Emptiness” ed il commiato “Fate Of Mountains” sono già ottime composizioni, ma è con “Sinisters” e “Vultos” che la band si supera: la prima, supportata da un riff praticamente identico al motivo portante di violino di “The Cry Of Mankind” dei My Dying Bride, racchiude tutte le caratteristiche principali del gruppo, mentre la seconda, dal flavour blueseggiante e/o jazzistico, unito al cantato portoghese, esprime l’estro degli Ava Inferi in tutta la sua (pacata) maestria. Un album che, inevitabilmente, data la sua struttura, va fatto crescere con costanza attraverso gli ascolti, assaporandone pian piano tutte le innumerevoli sfumature. Per i fan di un certo tipo di metal, finalmente manna che scende dal cielo!
