7.5
- Band: AVA INFERI
- Durata: 00:50:33
- Disponibile dal: 14/02/2011
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
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L’onice è una gemma dalle misteriose qualità a cui sono stati attribuiti nel corso dei secoli numerosi significati nonchè leggende e gli Ava Inferi si concentrano proprio sugli aspetti più misteriosi di questa pietra attraverso le note del loro quarto disco sulla lunga distanza. Il gothic metal proposto dagli Ava Inferi è sempre stato piuttosto personale, presentando all’interno del proprio sound una fusione di atmosfere che vanno dalle gelide sonorità portate dal chitarrista norvegese Rune Eriksen (Mayhem tra gli altri), alle opprimenti, rarefatte e più calde soluzioni messe in atto dal resto della band di origine portoghese. Un bel mix che trova conforto anche tra le note di “Onyx”, che, oltre all’innesto dei nuovi arrivi Andrè Sorbal e Joana Messias, rispettivamente alla chitarra ed al basso, può contare sul sapiente contributo del guru Dan Swano in sede di mixaggio e mastering. Rispetto alle gothic band più in voga negli ultimi anni, gli Ava Inferi scelgono un approccio non necessariamente retrò, ma sicuramente più heavy metal, trascurando le strutture rock che hanno preso il sopravvento all’interno della scena dall’avvento degli Evanescence, a favore di una base fortemente doom metal. Il riffing maligno, a tratti ossessivo che avevamo apprezzato nelle precedenti release è ancora intatto, solo meglio assorbito da un maggior dinamismo ritmico. Si parte con le tinte orientaleggianti della titletrack, per passare alle atmosfere soffocanti presenti in “The Living End”, caratterizzata da suggestive e non comuni linee vocali tessute dalla sempre bravissima Carmen Susana Simões. La varietà stilistica del quintetto principalmente lusitano trova conferma anche attraverso le melodie struggenti ed eteree di “A Portal” e “Venice In Fog”, mentre la dilatata “The Heathen Island” mette in mostra piacevolissime influenze progressive. “Onyx” rappresenta un importante passo in avanti per gli Ava Inferi, che raggiungono al quarto tentativo una maturità artistica di cui la bellissima “Majesty” è l’emblema; l’apice compositivo di un disco ben al di sopra della media del genere, che speriamo possa rappresentare la definitiva e a questo punto meritatissima consacrazione della band al pubblico.
