6.5
- Band: AVERTAT
- Durata: 00:39:00
- Disponibile dal: 24/04/2026
- Etichetta:
- Lifeforce Records
Il debutto degli Avertat, “Dead End Life”, si inserisce in quella zona di confine in cui continuità e trasformazione convivono senza mai annullarsi a vicenda. Il progetto guidato da Sebastian Görlach, ex chitarrista dei tedeschi Décembre Noir, prende le mosse proprio da quel retroterra death-doom melodico che ne aveva definito il passato artistico, ma lo rielabora con un piglio più asciutto, quasi snellito, puntando su una scrittura mediamente più immediata e su una resa complessiva meno gravata da ridondanze atmosferiche.
Laddove i Décembre Noir indulgono spesso in dilatazioni malinconiche e in un senso di gravità costante, gli Avertat optano per una maggiore compattezza: i riff si susseguono con una certa decisione e le strutture si contraggono senza perdere del tutto profondità, per un risultato che si avvicina a certe soluzioni recentemente esplorate dai connazionali Nailed To Obscurity. In questo contesto, a tratti si inseriscono, in maniera tutto sommato prevedibile, riff più spigolosi e groovy che rimandano alla fase più recente dei Katatonia, specie per quella capacità di alternare tensione e apertura con una sensibilità moderna e controllata.
A spostare ulteriormente l’asse della proposta interviene la prova vocale di Enrico Langguth: il suo contributo alla voce pulita (del growl si occupa il suddetto Görlach) introduce una componente melodica più marcata e, per certi versi, più esposta del consueto. Le linee vocali, infatti, si concedono spesso aperture ampie, talvolta persino esuberanti, lambendo territori che possono ricordare l’impostazione degli ultimi Evergrey. È una scelta che amplia il respiro emotivo del disco, ma che, al tempo stesso, in alcuni passaggi ne modifica sensibilmente il baricentro, rendendolo meno austero e più incline a soluzioni di presa immediata. Ne emerge una sorta di dark metal fortemente contemporaneo, sostenuto da una produzione levigata, robusta, quasi ‘radiofonica’ nelle sue rifiniture. Eppure, nonostante questa patina moderna, il disco non cede del tutto a logiche ammiccanti: il growl e certe trame più solenni continuano a mantenere saldo il legame con coordinate meno accomodanti.
Gli Avertat sembrano così muoversi con cautela lungo un percorso di apertura, esplorando soluzioni più catchy senza recidere mai del tutto il filo con la tradizione. Rispetto al passato di Görlach, “Dead End Life” appare dunque un po’ più dinamico, più reattivo, forse persino incline a slanci emotivi che ogni tanto rischiano di eccedere. In particolare, alcune aperture (vedi “My Blood”) finiscono per sfiorare un gusto leggermente kitsch, incrinando quell’equilibrio tra oscurità e misura che invece funziona al meglio nei passaggi più crepuscolari. Sono proprio questi ultimi a convincere maggiormente, quando la band rallenta e lascia emergere una tensione più trattenuta e profonda. In ogni caso, brani come “[7]” e “Last Request” dimostrano che la sintesi tra le diverse anime è già possibile: tutto sommato disinvolti e dotati di un buon impatto, rappresentano una base solida su cui costruire un futuro affinamento. “Dead End Life” finisce così per presentare un progetto ancora in fase di assestamento, ma già capace di suggerire sviluppi non trascurabili.
