AVICHI – The Devil’s Fractal

Pubblicato il 10/08/2011 da
voto
6.0
  • Band: AVICHI
  • Durata: 00:52:09
  • Disponibile dal: 19/07/2011
  • Etichetta: Profound Lore
  • Distributore:

Avichi è la band “personale” dell’oscuro Andrew Markuszewski (conosciuto ai più come Aamonael), che è anche membro dei Lord Mantis e dei Nachtmystium. Il progetto è essenzialmente simile (sia nella forma che nella sostanza) ad altri come Burzum, Xasthur e Leviathan, in cui una sola anima dannata e agorafobica si occupa di scrivere ogni nota e parola, di suonare tutti gli strumenti, e perfino di registrare il tutto da soli, forse anche per estremizzare il carico di solitudine, disperazione e odio verso tutto e tutti che questa nicchia di one man-black metal band cerca (quasi) sempre di veicolare. Insomma “The Devil’s Fractal” è il frutto di una sola mente e il prodotto di una sola entità, caratteristica questa che in primis ne riduce il dinamismo e il potenziale espressivo, e che in secondo luogo trascina l’album in una fossa di tradizionalismo black metal che ha radici ormai lontane e profondissime e che lascia poco spazio alle sorprese. Un po’ per questioni logistiche, e un po’ per fedeltà e integralismo, anche il lavoro di Markuszewski  mostra la solita produzione black metal super lo-fi, gelida, e del tutto casalinga che ha fatto sia la fortuna di Varg Vikernes prima che di Malefic poi, per citarne solo un paio di isolazionisti estremi. Qui la questione è una sola, ovvero se l’approccio in questione in fase di registrazione piace o meno all’ascoltatore. Alcuni disprezzano e non ci trovano nulla di originale o “utile”. Altri invece apprezzano e vedono questo approccio come la concretizzazione reale di un disco che potenzialmente potrebbe essere stato realmente registrato in una foresta o nelle steppe desolate della tundra, immaginario questo che aumenta, per così dire, il carico pagano e “fuorilegge” del lavoro. In questo caso Markuszewski sembra essere stato più furbo che scioccamente conservatore e non ha esagerato con il gelo sonico, e qualche sana bassa frequenza sparata a dovere questo disco lo sprigiona anche, ed è un tratto questo che si fa apprezzare, poiché il disco alla fine colpisce quando e dove deve, forte di una produzione che, anche se scarna e animalesca, è anche solida e robusta. Musicalmente invece Markuszewski ha creato un lavoro che evidentemente cerca di essere enciclopedico del black metal e racchiude una serie abbastanza fornita (e prevedibile) di generi, sfumature e declinazioni varie del verbo musicale malefico per eccellenza. Essendo la band americana, l’impianto generale del disco risulta essere ovviamente proprio quello delle divagazioni “post”e groovy tipiche del black metal made in USA. Sono presenti in egual misura dunque i rallentamenti doom e simil crust dei Wolves In The Throne Room, le rasoiate noise e post-rock dei Weakling, la disperazione sonica senza speranza di Wrest e dei suoi Leviathan e certi tratti più rock, quasi alla Tool, tanto cari per esempio ai Cobalt. La vecchia matrice europea non viene certo ignorata, ed è con la sua riproposizione che Markuszewski fa di “The Devil’s Fractal” un album black metal tutto sommato tradizionale e di chiara derivazione thrash. La produzione e l’approccio da sfasciacarrozze dei Burzum come si diceva non mancano affatto, come non mancano le epicità pagane dei Primordial, e il gelo senza via di uscita dei primi Darkthrone e Immortal. Per chiudere la sua carrellata di universalità concettuale del black metal in pompa magna, Markuszewski  ha infettato l’intero impianto sonoro del disco con tratti prettamente avanguardistici ed è cosi che con irruenza per niente velata, si fanno vive in certi passaggi dell’album le sontuosità gotiche dei primi Arcturus (nei momenti più eterei), la bislaccherie teatrali e surreali dei Bergraven di Par Gustafson (per la verità mai neppure eguagliati) e soprattutto il male totalizzante e strisciante veicolato dal noise, dal prog e dall’ambient dei – a loro volta del tutto mai raggiunti  – Deathspell Omega. Album black metal, insomma, che nella foga di dire tanto alla fine parla tante lingue diverse contemporaneamente e non riesce a comunicare granché. Il lavoro fatto da Markuszewski  è ammirevole,  e rispettabilissimo, ma il nostro musicista ha deciso di usare immagini di repertorio per il suo film invece di filmarsi le proprie. Non del tutto già visto e sentito mille volte dunque, ma quasi.

TRACKLIST

  1. Sermon on the Mount
  2. Under Satan's Sun
  3. Tabernacle of Perdition
  4. Kaivalya Of The Black Magician
  5. I Am The Adversary
  6. The Devil's Fractal Part I
  7. The Devil's Fractal Part II
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