AXE DRAGGER – Axe Dragger

Pubblicato il 01/03/2026 da
voto
6.0
  • Band: AXE DRAGGER
  • Durata: 00:40:30
  • Disponibile dal: 06/03/2026
  • Etichetta:
  • Ripple Music

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Il nome adottato, la copertina truculenta e i nomi dei musicisti coinvolti danno già un’idea all’ascoltatore del verbo che gli Axe Dragger hanno intenzione di diffondere nell’underground, eppure l’heavy metal ‘tradizionale’ del gruppo statunitense si colora, come vedremo, di sfumature diverse.
Il gruppo nasce da un’idea di Bob Balch, chitarrista in forza ai Fu Manchu dal 1996, e del batterista Pete Campbell, storico braccio destro di Victor Griffin, prima nei suoi Place Of Skull (trasformati negli In-Graved) e poi nei Pentagram.
La formazione è completata dal bassista Fredrik Isaksson dei Dark Funeral – in passato con Grave e Therion – e nientedimeno che Terry Glaze alla voce, consegnato alla storia per aver cantato nei primi tre album dei Pantera prima dell’arrivo di Phil Anselmo, in quella una parte di carriera da sempre rinnegata dai suoi ex compagni. Il nome del cantante non è mai più riapparso nei radar degli appassionati di heavy metal, e il suo ritorno sulle scene fa parlare di sé perfino in un panorama underground così affollato e saturo di uscite come quello attuale.

Nonostante la lunga ma frastagliata militanza nella band hard rock Lord Tracy (decisamente lontani dallo stile degli Axe Dragger), la voce di Glaze appare come quella di uno screamer consumato dal tempo e dai vizi, come se in questi quarant’anni (ha abbandonato i Pantera nell’86) non avesse fatto altro che registrare dischi metal, bere, fumare e andare in tour.
Sappiamo che non è così, ma ci fa piacere ritrovare un cantante che appare decisamente più in forma di quanto ci aspettassimo. L’apertura con “Axe Dragger” e la successiva “Give You The Rope”, di conseguenza, saranno un toccasana per chi spera che la carriera del cantante statunitense – nel metal – ricominci da dove si è interrotta.
I brani sono veloci e aggressivi, e pescano da quei gruppi heavy metal che all’inizio degli anni Ottanta avevano raccolto l’eredità di Accept e Judas Priest velocizzando la loro proposta, come i Raven di “All For One” o gli Anvil di “Metal On Metal”, ma già con le seguenti “Fight Another Day” e “Iron Rider” si assiste ad un cambio di rotta: se nella prima, infatti, emergono gli istinti doom e stoner di Bob Balch e Pete Campbell in un brano che sembra provenire dalla mano di Wino e dei suoi The Obsessed, nella seconda esplode tutta l’irruenza dei Mötley Crüe più heavy metal di “Shout At The Devil”.

Dopo un’altra sterzata verso coordinate groove metal alla Pantera anni Novanta con “Eat Me From The Inside” e “Shock ‘Em Dead”, tuttavia, l’album comincia a perdere la compattezza sperata e l’ascolto si fa meno fluido, anche perché con le successive si ritorna immediatamente verso lidi più vicini agli Accept, in un mix di influenze che fanno sembrare gli Axe Dragger come una band che oscilla fra omaggi e citazioni, più impegnata a rievocare modelli (i quali, per quanto illustri, appaiono triti e ritriti) che a cercare di imporre una personalità definita alle canzoni, quantomeno per ricordarci l’impronta distintiva dei musicisti coinvolti, tutti con una carriera rispettabile e dignitosissima alle spalle. Il problema non è certo la varietà stilistica: i brani sono ben eseguiti, prodotti e scritti con buona mano. Ciò che manca è un’identità di fondo che faccia sembrare gli Axe Dragger una band coesa e non un progetto messo su di fretta.
Da musicisti di questo calibro era lecito aspettarsi uno sforzo compositivo superiore, anziché un discreto ma scolastico – e a tratti divertente – ripasso della storia dell’heavy metal.

TRACKLIST

  1. Axe Dragger
  2. Give You The Rope
  3. Fight Another Day
  4. Iron Rider
  5. Eat Me From The Inside
  6. Shock 'Em Dead
  7. El Toro
  8. The Damned Will Cry
  9. Fire In The Madhouse
  10. Death Is Calling My Name
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