7.0
- Band: AXEBLADE
- Durata: 00:35:21
- Disponibile dal: 25/04/2025
- Etichetta:
- Witches Brew
Se oltreoceano e fuori dai nostri confini geografici il fenomeno della New Wave Of Traditional Heavy Metal sembra continuare a mietere fan, grazie a una esplosione di formazioni più o meno dotate di talento, fino a qualche anno fa, a casa nostra, non c’era ancora un fermento dovuto alla riscoperta delle sonorità tradizionali della nostra amata musica. Salvo infatti i nomi storici come Strana Officina, Dark Quarterer, Crying Steel e pochi altri, le nuove band faticavano ad emergere, complice anche uno scarso ricambio generazionale; questa situazione comincia però a smuoversi, pensando a band come Hyperion o Vigilhunter, capaci di far rizzare le antenne a più di un appassionato là fuori.
Ecco quindi che facciamo conoscenza degli Axeblade: un quartetto dedito a un heavy dalle tinte epiche che più classico di così non si può, ma senza dimenticare le novità d’oltreconfine, con particolare riguardo a Smoulder e Meurtières.
Non citiamo queste due band a caso, perché anche in questa formazione troviamo una cantante dietro al microfono, Paola Goitre, già conosciuta per la sua carriera nei Fil di Ferro, accompagnata da Paolo Pontiggia de La Stanza delle Maschere al basso, passando per Marco Stefani alla batteria e finendo con Luca Maggi alla chitarra.
Cos’hanno quindi, gli Axeblade, di assolutamente originali e che rende il loro debut omonimo un lavoro che risveglierà l’attenzione di tutti i fan dell’heavy classico? Assolutamente nulla, ed è proprio questo il punto.
Sin dall’opener “Hellraiser” veniamo catapultati in un mondo fatto di asce e testosterone, con riff arroganti e assoli ben piazzati al punto giusto, conditi da una produzione sporca e cattiva. Una band che insiste sul classico e che svolge bene il compito che si è assegnata, come dimostrano “Ready For War” o la chiara dichiarazione d’amore ai Manilla Road con “Necromantic”.
Il cantato grezzo, ma perfettamente integrato della Goitre, è la giusta ossatura sulla quale i nostri costruiscono intrecci di riff che si muovono dai grandi classici maideniani fino, appunto, ai momenti più scanzonati come “Nigredo”, dedicata all’alchimia, mentre punti come “The Healer” ammiccano più a uno speed d’oltreoceano. A chiudere il tutto c’è la riottosa title-track, decisamente più orientata verso lidi di grezzume e acciaio che cominciano a discostarsi dal riffing della Vergine di Ferro per esplorare orizzonti sonori più vicini all’epic americano.
Insomma: un debut che sicuramente farà piacere a chi segue questa scena, anche se, forse, troppo attaccato ai riff di Dave Murray e Adrian Smith, dai quali il Maggi prende evidentemente più ispirazione che da altri lidi.
Un buon disco, decisamente interessante, che suona fresco e divertente anche se agganciato a una base storica ben decisa: sicuramente gli Axeblade sono una formazione da tenere d’occhio, specialmente se avranno il coraggio di osare di più a livello di melodia, ancora troppo ancorata ai cari vecchi Maiden.
