AXEL RUDI PELL – Risen Symbol

Pubblicato il 09/06/2024 da
voto
5.5
  • Band: AXEL RUDI PELL
  • Durata: 00:57:13
  • Disponibile dal: 14/06/2024
  • Etichetta:
  • Steamhammer Records

L’instancabile, grande chitarrista tedesco Axel Rudi Pell arriva al ventiduesimo disco in studio con questo nuovo “Risen Symbol”, ultimo capitolo di una strada musicale iniziata nel lontano 1989 con il bel debutto “Wild Obsession”.
Se i dischi degli esordi hanno tracciato la via di quell’heavy metal di stampo neoclassico che nasceva forte della passione e delle influenze verso la musica composta da Ritchie Blackmore, col tempo le sonorità firmate Axel Rudi Pell sono virate verso un heavy metal più compatto e quadrato. Negli ultimi tempi la verve compositiva del biondo chitarrista teutonico ha dato evidenti segni di traballamento; non parliamo di dischi spazzatura, anzi, ma di lavori – come i recenti “Sign Of The Times” e “Lost XXIII” – che hanno messo in mostra poche idee vincenti ed un encefalogramma abbastanza piatto, nonostante l’apporto vincente dato dal superlativo cantante Johnny Gioeli, da sempre inattaccabile nelle sue prestazioni.
“Risen Symbol” purtroppo non sembra invertire la rotta riportando Axel nell’èlite del heavy metal mondiale: se la breve intro iniziale pare quasi messa lì apposta per far numero e avere una traccia in più da giocarsi nella tracklist, l’opener “Forever Strong” non è altro che il classico brano galoppante che strizza l’occhio al power metal volando su ritmi medio-alti, condotta più dal drumming del batterista – ex Rainbow – Bobby Rondinelli, che dal riff classico ma anche troppo lineare e stanco suonato da Axel.
Un pezzo un po’ troppo convenzionale che va a braccetto con la seguente “Guardian Angel”, che, pur giocando su linee vocali abbastanza fiacche, almeno ha il pregio di possedere delle buone atmosfere rètro. E se mettiamo in fila questi brani con il quarto appuntamento del disco che non è altro che una cover, seppur ben fatta, di un classico dei Led Zeppelin come “Immigrant Song”, rivista in una chiave più metallica, capiamo che la partenza di questo lavoro lascia un po’ di amaro in bocca; andare a toccare i grandi classici della scena rock e metal è sempre un azzardo e Axel in questo caso si è preso una bella responsabilità. La rocciosa e compatta “Darkest Hour” ha un sapore ottantiano che non dispiace affatto ed il riffing vivace di “Hell’s On Fire” fa ben sperare, anche se ci si accorge ben presto come il brano stia in piedi degnamente solo grazie al buon impatto vocale del graffiante Gioeli. Le parti di chitarra invece appaiono fin troppo dozzinali, come se a suonarle fosse un musicista quasi annoiato. Non potevano infine mancare le ormai classiche atmosfere orientaleggianti – che hanno pur sempre il loro fascino – ma che in questo caso si dilungano inutilmente durante gli oltre dieci interminabili minuti di una piatta “Ankhaia”.
“Risen Symbol” segue senza grosse novità la strada delle ultime produzioni targate Axel Rudi Pell, ma mostrando un’ispirazione ancora più carente, facendoci così rimpiangere non poco i vecchi grandi dischi del passato.

TRACKLIST

  1. The Resurrection (Intro)
  2. Forever Strong
  3. Guardian Angel
  4. Immigrant Song
  5. Darkest Hour
  6. Ankhaia
  7. Hell`s On Fire
  8. Crying In Pain
  9. Right On Track
  10. Taken By Storm
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