6.5
- Band: AZURE EMOTE
- Durata: 01:00:30
- Disponibile dal: 03/04/2013
- Etichetta:
- Selfmadegod Records
Philadelphia, Pennsylvania, Stati Uniti, patria degli Azure Emote, progetto nato, sviluppato, ucciso e fatto risorgere dalla mente multi-sfaccettata del vocalist Mike Hrubovcak. Fondato nel 2003 ed esordiente quattro anni dopo con “Chronicles Of An Aging Mammal”, il gruppo viene messo in ibernazione dallo stesso Mike affinché egli potesse dedicarsi appieno alle altre sue formazioni, Vile e Monstrosity in primis. Nel 2011, poi, l’estro di Hrubovcak torna prepotentemente a farsi sentire ed ecco quindi la riesumazione degli Azure Emote, fino a giungere alla pubblicazione di questo secondo “The Gravity Of Impermanence”, complesso e ardito platter di avant-garde death metal sinfonico-industriale, nel quale al terzetto ufficiale che compone il combo americano – oltre al leader, ci sono infatti anche il chitarrista/bassista Ryan Moll ed il batterista Mike Heller, ultimamente assoldato dai Fear Factory – affianca le proprie abilità una cospicua serie di ospiti e sessionist, che certamente impreziosiscono il lavoro con interventi di valore. Si va dal basso di Kelly Conlon, ex-Death, alle voci femminili di Sandra Laureano e Melissa Koch (Visions Of Atlantis); dal sassofono di Bruce Lamont degli Yakuza (sentitelo imperversare in “The Living Spiral”!) al violino imprendibile di Pete Johansen dei Tristania, fino a giungere alle tastiere di Jonah Weingarten dei Pyramaze e alla chitarra del fratello di Mike, JJ Hrubovcak, degli Hate Eternal. Insomma, sia per l’epopea di gente coinvolta, sia per la sperimentazione insita negli Azure Emote, potremmo identificare “The Gravity Of Impermanence” come una sorta di “Theli” in versione USA, dove però, se il capolavoro dei Therion conserva tuttora un’aura mistico-esoterica inarrivabile, nel lavoro degli Azure Emote si possono apprezzare una fantasia ed un’oscurità più marcate e brillanti. Ecco, chiaramente non vi dovete aspettare un votone à la “Theli”, in quanto la qualità del disco qui esaminato non è sempre appagante durante l’ora di ascolto, ascolto tra l’altro reso parecchio difficile dall’imprevedibilità del songwriting della band. A volte un pelo dispersivi, a volte senza capo né coda, gli Azure Emote si affidano in toto all’estemporaneità della loro proposta che, oltre ai Therion, può benissimo ricordare Unexpect, In The Woods…, Solefald e – udite, udite! – i nostri Sadist! La direzione intrapresa dai Nostri, nonostante le asperità summenzionate, ci pare comunque convincente e di certo i palati fini degli avantgarde fan non avranno problemi a sorbirsi le strutture strambe di questa band; band che è anche in grado di scuotere la coscienza sociale dell’ascoltatore accostando, nella strumentale “Sunrise Slaughter”, le atroci e reali grida di maiali sgozzati a folli partiture di violino. I brani sono di durata mutevole, ma nulla di proibitivo se teniamo conto che l’episodio più lungo è “Carpe Diem”, di poco sotto gli otto minuti. Si rimpiange un pochetto l’assenza di un’atmosfera di fondo più solida e meno evanescente, che avrebbe reso il disco più compatto e coeso, oltre che, per quanto riguarda i rimpianti, una copertina un po’ meno colorata ma almeno decente. Come fatto intendere poco fa, “The Gravity Of Impermanence” è un lavoro apprezzabile sulla breve distanza e molto apprezzabile su quella lunga; è anche vero che di album avant-garde ne sono usciti in passato di ampiamente migliori. Azure Emote perciò promossi, e speriamo trovino continuità di composizione e pubblicazione, farebbe loro solo bene!
