6.5
- Band: BALT HÜTTAR
- Durata: 00:53:01
- Disponibile dal: 12/09/2025
- Etichetta:
- Rockshots Records
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Se un po’ vi mancano quelle sonorità folkeggianti da Paganfest e Fosch Fest, se siete degli assidui frequentatori del Montelago Celtic Fest, se eravate alla seconda giornata del Metalitalia Festival 2023 o semplicemente vi piacciono i canti popolari tradizionali, il ritorno dei Balt Hüttar con “Tanzerloch” vi farà sicuramente felici.
I veneti dell’Altopiano di Asiago, infatti, sono dediti a un folk metal che potremmo definire quasi bardico, caratterizzato soprattutto dal lavoro dei polistrumentisti Ilaria Vellar e Mattia Pivotto, che suonano fisarmonica, bouzouki e molto altro.
Un equilibrio che si regge fra una prima parte dell’album più epica e una seconda parte più festaiola e folkeggiante: dalla tempesta Vaia (già trattata dai vicini Kanseil) alla formazione della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni (nata nel 1300 circa grazie all’unione di diverse popolazioni di cimbri e sopravvissuta fino all’Unità d’Italia), il tutto è narrato dall’ottima voce di Jonathan Pablo Berretta, un cantante che non vedremmo sfigurare nemmeno in una band più spostata sul power metal.
L’influenza di band come Skyforge, Finsterforst e Cruachan è immediatamente evidente sin dalla prima “An Naüjez Lant”, dove subito ci si accorge dell’intreccio linguistico del cantato italiano-inglese-cimbro, su cui la band continua a giocare per tutto il disco.
L’impianto regge, ma, a nostro parere, c’è una leggera ingenuità che rende alcuni dei brani un po’ insipidi e privi di mordente per la maggior parte del minutaggio, come in “Dar Aatom me Pèrge”, che sembra quasi una storia semplicemente raccontata con di sottofondo della musica.
Per gli intenditori, brani come “Gakhrieget Lant” vanno più quasi verso il progressive fantasy dei Fiaba, perdendo un po’ di vista la base danzereccia e pagana che la band vorrebbe imprimere alla sua musica.
Nulla da dire, invece, sulle divertentissime “Prüdare Liebe” e “Tin Tan Nona”, dove la formazione azzecca il mood giusto, più vicino a una esibizione live. A chiudere il tutto c’è la traccia che dà il nome al disco, forse l’unico brano del lotto dove le due anime della band si fondono in maniera più che buona, anche grazie alla voce di Ilaria Vellar che, in puro stile Eluveitie, supporta il ritornello che canta di un sabba oscuro e pagano.
“Tanzerloch” è sicuramente un disco da recuperare se, tornando all’inizio, della recensione, vi indentificate nelle tipologie di fan descritte: i Balt Hüttar tornano con il loro stile, ma forse devono ancora trovare l’ago della bilancia fra il folk metal più bardico e solenne e quello più festaiolo e caratterizzato da strumenti tradizionali, pur presentando brani ben prodotti e spesso anche coinvolgenti.
