BARBARIAN – Reek Of God

Pubblicato il 20/01/2026 da
voto
7.0
  • Band: BARBARIAN
  • Durata: 00:35:11
  • Disponibile dal: 23/01/2026
  • Etichetta:
  • Dying Victims Productions

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Diciassettesimo anno di storia, cinque uscite principali più un paio di EP, split album e un live, tanti energici concerti con i giri del motore sempre a mille: questo e molto altro sono i Barbarian, e il 2026 è l’anno del loro puntuale ritorno.
La formazione fiorentina speed/thrash a fosche tinte death di contorno, proveniente da un background e da una scuola ottantiana capeggiata da Celtic Frost, Venom e, per restare nei nostri confini, Bulldozer, pubblica il proprio sesto LP intitolato “Reek Of God”, già dal titolo definitosi un inno anticlericale e anticristiano come nella migliore tradizione della già citata accademia di formazione.
Il lavoro è anche la prima collaborazione della loro carriera con l’etichetta Dying Victims, una vera specialista di questi sporchi territori di confine che qualcuno ormai derubrica a sottogenere stantio, in cui tutto ciò che c’era da esprimere è già stato metabolizzato; ovviamente i Nostri non la pensano così e in maniera autoironica definiscono quanto inciso su “Reek Of God” come ‘Retrogarde metal’, in maniera analoga a quanto fatto in precedenza con altre espressioni (‘obtuse metal’ e ‘regressive metal’ su tutte, in relazione alle uscite precedenti), continuando da anni a sfornare bordate sonore di buona qualità che ritroviamo pacificamente (si fa per dire) anche qui, e certificano più di mille parole il buon operato svolto.
 

La musica dei Barbarian è influenzata tanto dalla scena speed che fu, quanto anche, seppur in misura minore, dall’hardcore punk, movimento omaggiato nel titolo della quinta traccia, “Shit He Forgives”, ripreso da un passaggio del testo della controversa “Reality Asylum” dei Crass – contenuta nel loro debut “The Feeding Of The 5000” ma poi inizialmente esclusa in seguito a dure polemiche in merito a contenuti tematici blasfemi.
Ecco dunque creato un cocktail vincente che non può fare altro se non esaltare le nostre orecchie, se suonato da professionisti come coloro che compongono il terzetto in questione: Borys ‘Crossburn’ Catelani, fondatore, dietro il microfono con un potente growling e alla chitarra, e i misteriosi Sledgehammer e Cardinal Sinner alla sezione ritmica, batteria e basso, per ciascuno dei quali abbiamo, nella setlist, una canzone dedicata.
“Crossburn”, appunto, condensa in tre minuti e mezzo una quantità non indifferente di malvagità esplicata mediante riff slayeriani, impreziositi da un effetto synth di sottofondo luciferino, “Sledgehammer” ha un approccio più ‘in your face’ figlio del marcio HC di cui sopra e financo del black metal sparagnino dei Darkthrone, mentre “Cardinal Sinner” si imposta sui canoni classici della band ma risulta tra le canzoni più anonime del lotto.
Citare altre canzoni, escludendo le restanti, sarebbe ridondante, il platter va preso come un ‘piatto unico’ da valutare, un monolite sulla scia dei grandi gruppi del passato accusati (ridicolmente) di suonare sempre la stessa canzone. Infatti, se in alcune composizioni presenti nel precedente “Viperface” (2022), i Barbarian avevano leggermente ammorbidito il proprio sound incasellandosi nell’heavy a là Motorhead con reminiscenze epic, in “Reek Of God” non c’è alcuno spazio per simili marce indietro: l’assalto è ad un punto di non ritorno coerentemente con lo stile ‘obtuse’ di
 “To No God Shall I Kneel” del 2019, e questo è esattamente ciò che i toscani sanno suonare al meglio.
C’è soltanto da segnalare una cover proveniente da tutt’altri lidi, vale a dire “Freak Magnet” delle L7, totalmente trasformata in favore delle tenebre e inserita in chiusura di un lavoro che come unico punto debole ha l’assenza di una canzone che funga cavallo di battaglia, o una traccia che riesca a risaltare prepotentemente sulle altre, confermandosi così un album impossibile da spezzettare e analizzare traccia per traccia. 

Confezionato un prodotto, l’ennesimo, secondo le proprie caratteristiche e abilità, i Barbarian devono così ritenersi più che soddisfatti per questo quasi ventennio di storia scritta nel nostro Paese, dove i consensi, per dirla alla Calboni, sono quel che sono ma lo zoccolo duro rimasto sa riconoscere ciò che è di qualità, pur senza inventare chissà cosa o rivoluzionare un genere musicale.
Dal 2019 ad oggi, il combo capitanato da Catelani ha pubblicato tre uscite – praticamente una ogni tre anni – dunque non vediamo l’ora di conoscere i loro piani per il futuro, augurandoci che la strada tracciata fino ad oggi possa continuare ancora per molto sugli stessi binari.

 

TRACKLIST

  1. Warning
  2. Maxima Culpa
  3. Sledgehammer
  4. Eighth Sacrament
  5. Shit He Forgives
  6. Cardinal Sinner
  7. Cancer Cross
  8. Crossburn
  9. Mercy Swallower
  10. Freak Magnet
  11. Retrogarde Metal
  12. Crurifragium
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