BATILLUS – Concrete Sustain

Pubblicato il 13/03/2013 da
voto
6.5
  • Band: BATILLUS
  • Durata: 00:36:59
  • Disponibile dal: 19/03/2013
  • Etichetta:
  • Seventh Rule Recordings

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Riecco tornare alla carica i doomster Batillus, a due anni di distanza dal più che discreto “Furnace”. In quell’occasione i ragazzi di New York City erano alle prese con un doom metal molto influenzato dal black ed ammantato da un flavour industriale post apocalittico. Li ritroviamo oggi decisamente cresciuti come songwriter ed intenti a spaccare i timpani degli ascoltatori con questo “Concrete Sustain”, lavoro decisamente più vocato verso un industrial doom che ha i propri numi tutelari nei seminali Godflesh e nei Ministry. La proposta della band si muove quindi in un universo sintetico molto cupo, all’interno del quale però trovano posto anche delle melodie distorte ed inumane che rendono il nuovo lavoro leggermente più fruibile rispetto al nerissimo esordio. I Nostri si affidano ancora alle capaci mani di Sanford Parker per la produzione, mentre per il mastering viene contattato l’altrettanto mitico Collin Jordan; insieme i due riescono a donare a “Concrete Sustain” un’aura decisamente soffocante, pervasa dalle saturazioni della sei corde di Greg Peterson e dall’effettistica industrial noise di Fade Kainer. Venendo ai brani, le strutture ritmiche in generale sono piuttosto semplici, di matrice sludge doom, sopra alle quali viene costruito un sound putrescente e deviato che a tratti rimanda veramente ai primi Godflesh, sia come tematiche musicali che come scelte dei suoni (a tratti la batteria di Geoff Summers pare una drum machine); a questo proposito si sentano le iniziali “Concrete” e “Cast”. Con la successiva “Beset” i Batillus sprofondano nella melma del blackened sludge doom che contraddistingueva il precedente album, ma è solo un cedimento temporaneo, dato che già “Mirror” riporta tutto su coordinate più industriali, con il proprio incedere soffocante che avrebbe fatto felice i migliori Ministry. Da apprezzare la scelta delle tastiere volte a creare degli effetti veramente stranianti ed alieni che rendono il brano il migliore del lotto. Ci approssimiamo alla chiusura con “Rust”, che richiama ancora la creatura di Justin Broadrick e G.C. Green con il proprio incedere sintetico e sincopato che sceglie come mezzo espressivo un mid tempo ruvido e rugginoso. La lunga “Thorns” ci congeda da “Concrete Sustain” in maniera luciferina, creando un ideale ponte tra il sordido lerciume dei Ministry e le melodie e le atmosfere decadenti di certa dark wave ottantiana (ci vengono in mente Sister Of Mercy e Killing Joke tra gli altri). Dal punto di vista formale i Batillus hanno creato un monolite inattaccabile, ma per lunghi tratti la loro musica è divenuta prevedibile e derivativa ed ha perso quell’aura di malvagità fine a se stessa che pervadeva “Furnace”. Su sei brani, infatti, almeno quattro sanno di già sentito e vengono nobilitati solo dall’egregio lavoro in fase di produzione; le sole “Mirror” e “Thorns” riescono a dire veramente qualcosa di interessante ed è su questa strada che a nostro parere i ragazzi dovranno insistere per trovare delle soddisfazioni come band. Le basi ci sono e sono pure molto solide.

TRACKLIST

  1. Concrete
  2. Cast
  3. Beset
  4. Mirrors
  5. Rust
  6. Thorns
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