BATTLE BEAST – Steelbound

Pubblicato il 18/10/2025 da
voto
7.0
  • Band: BATTLE BEAST
  • Durata: 00:37:07
  • Disponibile dal: 17/10/2025
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast

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Giungono così al settimo album i Battle Beast, la band che Anton Kabanen (ora stabilmente alla guida dei suoi Beast In Black) fondò nel 2011, e che dal 2017 vede invece al timone l’esplosiva cantante Noor Louhimo, come sempre volto principale e punto focale dell’intera band.
Li avevamo lasciati tre anni fa con il più oscuro “Circus Of Doom”, album che ci piacque un po’ di meno rispetto al precedente “No More Hollywood Endings”, e siamo stati quindi piuttosto felici di veder scomparire la cupa figura del disco precedente e veder tornare in primo piano lo scudo logo della band, qui attraversato da potenti fulmini che trasmettono un’idea di energia e immediatezza.

Sensazioni che, lo diciamo subito, trovano rapidamente riscontro nella musica di questo nuovo platter, il quale abbandona alcuni chiaroscuri un po’ forzati presenti sull’album precedente per tornare a quella fusione divertente e per certi versi irresistibile di pop, metal e tastieroni bombastici che ci erano tanto piaciuti in “Bringer Of Pain”. Da quell’album sembrano infatti provenire la varietà e anche una certa spudoratezza che forse ai tempi (2017) generava qualche dubbio nei defender più inflessibili, ma che adesso dopo le varie uscite di Amaranthe o Dynazty risulta sicuramente più sdoganata.
Che un piglio diretto e frizzante sia stato pienamente recuperato lo possiamo determinare subito con l’opener “The Burning Within”, brano che gioca in maniera clamorosa (potremmo anche al limite del plagio…) con l’introduzione di “Dark Chest Of Wonder” dei Nightwish, salvo abbandonare la band di Tuomas Holopainen dopo un minuto presentarci invece un orecchiabilissimo brano di melodic metal sottolineato da gonfie tastiere quasi alla Europe.
La successiva “Here We Are” mantiene ancora un approccio solare, aprendo le danze direttamente col ritornello, ben cantato da una Noora come sempre vera carta vincente dell’intero gruppo.
Se dalla title-track “Steelbound” ci saremmo aspettati un po’ di più – il brano è stilisticamente e ritmicamente in linea con i precedenti e questa uniformità inizia a creare qualche sbadiglio – è la successiva “Twilight Cabaret” a vincere la palma indiscussa di canzone migliore dell’album. I ritmi si fanno quasi caraibici, sudamericani, e su questa base l’interpretazione dalla voce più sporca da parte i Noora risulta perfetta, sottolineando ancora di più la prestazione super nel divertentissimo ritornello. Un brano davvero inatteso che a nostro avviso sottolinea perfettamente la natura positiva e frizzante dell’intero lavoro.

“Last Goodbye” sembra voler far pace con il buon vecchio heavy metal cui da sempre la band è devota, e quindi ci troviamo al cospetto di un brano più quadrato a modo suo pesante, anche se il ritornello torna a mostrarci le vesti tamarre e pacchiane che i Nostri hanno deciso di indossare apparentemente per tutto l’album. “The Long Road” non è che un passaggio strumentale sinfonico che ci porta alla successiva “Blood Of Heroes”, tronfio anthem heavy che mette un attimo da parte l’aspetto danzereccio dei primi tre brani per cercare di mischiare un po’ le acque con qualcosa di più vario e meno intenso.
Anche la successiva “Angel Of Midnight” ha le carte in regola per colpire i fan e proporsi a possibile hit del prossimo periodo: qui di nuovo si ritorna al pop metal più spudorato, con costrutti che finiscono per ricordare quasi di più Bonnie Tyler e Shania Twain che non Within Temptation, Nightwish e compagnia bella.
Giunti a questo punto possiamo chiaramente parlare di un buon album, quindi un po’ ci dispiace che “Riders Of The Storm” e “Watch The Sky Fall” siano leggermente banalotte, forse addirittura troppo ancorate al suono plasticoso e ai ritmi danzerecci che invece hanno fatto la fortuna di alcuni brani antecedenti nella tracklist.

Ecco, questo è un punto interessante: come abbiamo appena detto, la commistione con generi lontani dal metal, l’approccio gonfio e levigato delle tastiere e la leggerezza pop di molti brani sono elementi che abbiamo sinceramente apprezzato su alcuni passaggi quali “Twilight Cabaret” o “Angel Of Midnight”, ma potevano a nostro parere essere  inframmezzati da brani più pesanti o semplicemente… più metal, così da non caratterizzare troppo il prodotto in un unica direzione.
L’impressione che i Battle Beast alle volte ci lasciano alla fine è proprio questa, una band che realizza i propri album costruendoli intorno a quella che è l’ispirazione del momento. Ne abbiamo degli esempi: “Circus Of Doom” si imponeva di essere più scuro e cattivo, e forse nel concentrarsi su questo ha tranciato alcuni elementi che qui invece si sono rivelati vincenti; su “Steelbound” invece i Nostri hanno deciso di riaprire la pista da ballo, e anche qui tutti i brani sono andati in quella direzione, e hanno forse finito un po’ per stancare sui due brani alla fine del disco.
Gli facciamo un applauso, certo, ma abbracciando un equilibrio maggiore tra le tante scelte a loro disposizione saremo più propensi a fargli davvero i complimenti.
Siamo comunque sicuri che in molti troverete questo album irresistibile: noi siamo ancora muovendo la testa e le spalle!

TRACKLIST

  1. The Burning Within
  2. Here We Are
  3. Steelbound
  4. Twilight Cabaret
  5. Last Goodbye
  6. The Long Road
  7. Blood of Heroes
  8. Angel of Midnight
  9. Riders of the Storm
  10. Watch the Sky Fall
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