BATTLEROAR – Petrichor

Pubblicato il 21/04/2026 da
voto
7.5
  • Band: BATTLEROAR
  • Durata: 00:53:09
  • Disponibile dal: 24/04/2026
  • Etichetta:
  • No Remorse Records

Raccontare di terre lontane, magia, guerrieri e storie fantastiche: quante band ci provano ogni giorno, seguendo la fiaccola di tanti grandi esempi del passato? I Battleroar di Kostas Tzortzis sono, in questo caso, l’esempio lampante di come è possibile intraprendere questa strada senza mai sembrare né banali né scontati.
“Petrichor”, sesto disco in studio della band di Atene, prende le mosse proprio dalle labbra di un cantastorie: “Una volta che avrai ascoltato queste parole, le storie non saranno più solo mie”, come dice l’introduzione del primo pezzo “The Last Mythkeeper”.

Si tratta del primo album della formazione sotto No Remorse, etichetta diventata ormai una miniera d’oro per gli appassionati di epic metal e, a sigillarne il contenuto, troviamo il master curato dall’ormai immancabile Arthur Ritzk (Eternal Champion, Sumerlands), musicista punto di riferimento per l’intera scena.
Con queste premesse, oltre che all’ufficializzazione della presenza di Alex Papadiamantis al violino come membro stabile del gruppo, l’album si erge in tutta la sua grandiosa epopea un brano dopo l’altro, grazie anche alla voce da basso di Michalis Karasoulis, nuovo acquisto che trasforma ogni canzone in un’opera drammatica a sé stante.
Le cavalcate dei musicisti coinvolti nell’impresa sono una gioia per chiunque sia appassionato di Manowar e Manilla Road, come i bellissimi assoli di “The Missing Note” o il riff di “Atē, Hybris, Nemesis”: una sezione completamente rinnovata, come solito per Tzortis, fatto salvo per il già citato Papadiamantis, con l’ingresso dei nuovi Loukas Libertos al basso, Zack Kotsikis alla chitarra e George Tsinanis alla batteria.
Ognuna delle persone coinvolte nella sezione ritmica lascia spesso e volentieri lo spazio per il violino, che gioca in “Petrichor” un ruolo fondamentale nell’aumentare l’epicità e il senso di drammaticità di alcuni momenti, legandosi agli assoli dei due chitarristi oppure creando delle vere e proprie intro come in “Legacy Of Suffering (Flagellants)”. In generale, sono proprio questi strumenti a contribuire maggiormente alla costruzione di un vero e proprio immaginario: tra riff e assoli, il lavoro di Kotsikis e Tzortzis risulta compatto e marziale, perfetto per intrecciarvi sopra le note drammatiche e tristi di Papadiamantis.

Non mancano poi dei momenti più genuinamente heavy, come con “What Is Best In Life?”, la quale sembra direttamente uscita dal famoso discorso all’interno del film “Conan Il Barbaro” con Arnold Schwarzenegger, o la conclusiva “Wiled The Myth”, che chiude il cerchio creatosi con il primo brano: come dei cantori moderni, i Battleroar continuano imperterriti per la loro strada fatta di cliché e solennità, trovando in “Petrichor” un ulteriore punto di arrivo anche dopo l’ottimo “Codex Epicus”.
Riteniamo, infatti, che questo album abbia il merito di far risaltare una vena operistica che è sempre stata latente nei Battleroar, con una musica quasi rallentata, più teatrale e quasi intima.
La Grecia si riconferma dunque la patria dell’epic metal più genuino: il nuovo album degli ateniesi, seppur zeppo di stilemi e soluzioni già sentite tante volte in passato, non perde assolutamente lo smalto attraverso i brani e le storie che lo compongono.

TRACKLIST

  1. The Last Mythkeeper
  2. The Missing Note
  3. Atē, Hybris, Nemesis
  4. Legacy of Suffering (Flagellants)
  5. The Earth Remembers, the Rain Forgives
  6. What is Best in Life?
  7. Chaosbane
  8. Wiled the Myth
  9. Storm Inside (Bonus Track)
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