BATTLES – Gloss Drop

Pubblicato il 20/07/2011 da
voto
7.5
  • Band: BATTLES
  • Durata: 00:53:50
  • Disponibile dal: 06/06/2011
  • Etichetta:
  • Warp
  • Distributore: Self

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Da quartetto a trio, ma la follia è rimasta invariata. Perso per strada Tionday Braxton, la band dell’ex Helmet John Stanier (e dell’ex Don Caballero Ian Williams e dell’ex Lynx Dave Konopka) ha approcciato la stesura del secondo lavoro con la stessa irruenza, lo stesso genio e lo stesso eclettismo da nerd matematici mostrati nel favoloso debutto “Mirrorred”. “Gloss Drop” non rimescola più di tanto le carte in tavola rispetto al suo precedessore, ma siccome parliamo di una band che riesce a creare scompiglio mentale e confusione totale anche tra una canzone e l’altra e addirittura all’interno della stessa canzone, questo cavillo glielo perdoniamo subito. “Mirrorred” parte seconda, allora? Non proprio, ma quasi. Le strutture surreali, scomposte e intermittenti per la quale la band è famosa ci sono tutte, ma la dipartita di una delle due chitarre (o meglio di due delle otto mani) ha costretto i nostri ad una riflessione e a una scelta necessaria. I Battles come trio dunque sono molto più rock e molto meno elettronici. come si diceva le mani sono passate da otto a sei, ragion per cui anche gli strumeenti, che ognuno riesce a suonare addirittura a tre alla volta, si sono ridotti e sembra che ci abbiano rimesso soprattutto i synth e le tastiere. Le chitarre dunque sono sempre più protagoniste, e  anche sempre più folli, imprevedibili e sempre più sparate in mille direzioni diverse senza alcun senso apparente, ma con una efficacia e una logica interna come al solito stupefacenti. Il fatto più sbalorditivo dei Battles, e che viene ribadito con prepotenza assoluto in questo lavoro, è che la band è capace di produrre musica che risulta subito incredibilimente divertente, energetica e giocherellona, che è allo stesso tempo incredibilmente complessa, intricata e cervellotica. Il singolo “Ice Cream” sembra addirittura la sigla di “Banana Joe” come se fosse suonata dai Primus, da Frank Zappa e dagli Slint durante una seduta di brainstorming matematico o un simposio di fisica quantistica a base di assenzio. E così anche tutte altre canzoni, una dopo l’altra, tutte fottutamente fuori di testa. L’album è letteralmente pervaso da cambi di tempo, ritmiche assolutamente incomprensibili e inestricabili, sovrastrutturazioni elaboratissime, e livelli multipli di onde di rumori, battiti, ghigni e pulsazioni che creano un Cubo di Rubik musicale tanto colorato, multicromatico e divertente, quanto assolutamente mentalmente sfiancante ed estenuante. Incredibile anche pensare che un mondo sonoro costruito in modo così stratificato, complesso e intricato sia frutto del lavoro di sole tre persone. Il mathrock aveva perso terreno negli utlimi anni per via dell’esplosione malinconico-intellettualoide del post-rock, ma i Battles hanno prepotentemente rimesso la musica dei nerd sulla scena del prog rock più avanguradistico, ambizioso e rispettabile, ed è un ritorno oltre che con i fiocchi anche assolutamente stra-gradito.

TRACKLIST

  1. Africastle
  2. Ice Cream
  3. Futura
  4. Inchworm
  5. Wall Street
  6. My Machines
  7. Dominican Fade
  8. Sweetie & Shag
  9. Toddler
  10. Rolls Bayce
  11. White Electric
  12. Sundome
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