8.0
- Band: BAYSIDE
- Durata: 00:39:50
- Disponibile dal: 27/01/2004
- Etichetta:
- Victory Records
- Distributore: Venus
Band relativamente giovane proveniente dal sorprendentemente ricco underground musicale di Long Island, nei pressi di New York, i BAYSIDE, con questo loro primo full length intitolato “Sirens And Condolences” confezionano una vera perla, che spicca al di sopra della sovrabbondante produzione riconducibile all’ondata emo-core che intasa il panorama musicale americano, dalle frange più estreme dell’underground alle chart delle versioni più commerciali. Le strutture melodiche presenti in questo ottimo album, infatti, sono ben lungi dalll’essere meramente punkeggianti od emocore, ma sono anzi talvolta puramente rock od addirittura influenzate dal metal: e già questa premessa metterebbe in buona luce questo album. Ma i lati positivi di questo originale e quasi perfetto undici-pezzi sono molti e di varia natura: la compattezza sonora, certamente in parte merito dell’ottima produzione Victory, ma anche e soprattutto della professionalià e della passione profuse dai quattro ragazzi. Il bassista Andrew Elderbaum è anche il principale songwriter, ed infatti il suo ruolo di “leader” è reso ben evidente dalle strutture melodiche e dalla preponderanza delle sue impeccabili linee di basso in tutti i brani, comunque sempre ben equilibrate e mai eccessive: sa guidare le strutture portanti dell canzoni con le sue linee atte a sorreggerle alla perfezione. L’alchimia compositiva è inoltre perfettamente completata dal fatto che invece la composizione della partitura strumentale sia gestita quasi esclusivamente dal cantante Anthony Raneri: l’ “incrocio” compositivo dà origine ad un lavoro dotato di complementarità evidente al primo ascolto, e non c’è quindi nessuna sensazione di “stacco” spesso troppo evidente soprattutto nei gruppi emo-core. Importante anche la forte e diretta corrispondenza fra la splendida, piena e “pastosa” voce del cantante e i cori dei backing vocals, praticamente sempre presenti e decisamente di impatto, che mai appesantiscono l’equilibrio dei brani ma che, anzi, sono uno dei loro punti di forza insieme alle profonde tastiere che talvolta (spesso) simulano il suono dell’organo da chiesa. Forse un background di educazione cattolica, come sempre frustrante e negativamente formante (“Alcohol And Altar Boys”) segnano tematiche e stile: i testi sono molto “gloomy”, darkeggianti, masochistici, talvolta ai limiti del macabro e addirittura funereo (loro “maestri” in questo senso sono sicuramente i vecchi Smiths, o i più recenti Alkaline Trio, soprattutto questi ultimi, simili anche per genere e stile): “Phone Call From Poland” parla, ad esempio, nientemeno che della morte della fidanzata del protagonista della canzone, “A Synonym For Aquiesce” della sofferenza estrema, quasi fisica, dell’essere lasciato. Presenti nell’album anche alcuni anche brani slow e downbeat (“A Synonym For Aquiesce”, uno dei brani migliori, “If You’re Bored”) oltre alla maggior parte di canzoni più rapide ed incisive, talvolta addirittura viranti al metal (la forte opener “Masterpiece”). La produzione dell’album è praticamente perfetta, ed infatti è stata gestita da personaggi di spicco nell’ambiente come J. Robbins e Alan Douches. La qualità dell’album subisce un lieve indebolimento nella fase finale: le ultime tre canzoni sono leggermente meno incisive delle prime otto; ma si tratta di una “flessione” veramente trascurabile, e che certamente non mina la complessiva qualità di un album davvero godibile ed interessante.
