6.5
- Band: BEDEMON
- Durata: 00:58:52
- Disponibile dal: 25/08/2012
- Etichetta:
- Svart Records
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Tutto in questo “Symphony Of Shadows” è decisamente peculiare. I Bedemon si sono formati nel 1973, per sciogliersi nel 1986, senza essere mai riusciti a produrre alcunché di ufficiale e dando vita ad un discreto proliferare di bootleg. Riformatisi nel 2001, grazie all’interesse di un giornalista, hanno rimasterizzato e pubblicato i loro vecchi nastri e hanno inciso un “vero” disco. Questo, però, ha avuto un’evoluzione molto particolare: registrato nell’arco di anni, iniziando da master del 2002 e proseguendo con session in studio per tre anni, è arrivato alla pubblicazione dieci anni dopo, avendo in line-up il chitarrista Randy Palmer, morto poco dopo aver registrato il citato master del 2002. Venendo alla musica, il prodotto che ci troviamo ad ascoltare è molto borderline; ha quasi più del rock psichedelico anni ’70 che del doom metal; certo, il sound dei Bedemon ricorda band come Pentagram o Witchfinder General e piacerà ai fan di questi gruppi, ma ha anche diverse pecche. La voce, molto spesso, sembra fuori posto, come nell’opener “Saviour”, dove un riffing cupo, sicuramente di ispirazione sabbathiana, è accompagnato da un cantato incalzante e cadenzato che cozza con le atmosfere create dal resto degli strumenti; molto meglio, invece, quando il cantante Craig Junghandel ha un approccio più teatrale e sofferente. Questa sorta di dicotomia accompagna tutto il disco, non rovinando le atmosfere di cupa disperazione create dai Bedemon, ma – forse – impedendo al disco di raggiungere alti livelli che brani come “Lord Of Desolation” o “Hopeless” fanno capire essere alla portata della band. Altre track come “Godless”, invece, soffrono in modo marcato del cantato, mentre altre ancora, come “Kill You Now”, pagano un forte tributo alla tradizione ’70s rock americana, disorientando un po’ l’ascoltatore. “Symphony Of Shadows”, pur non mancando di un paio di pezzi di tutto rispetto, va considerato più che altro come una testimonianza storica del periodo che segnò una linea d’unione tra la psichedelia ed il primissimo doom. Gli appassionati di questo genere troveranno sicuramente un disco interessante, ma per tutti gli altri resterà forse un prodotto abbastanza privo di appeal.
