BEHOLD… THE ARCTOPUS – Horrorscension

Pubblicato il 16/11/2012 da
voto
7.0
  • Band: BEHOLD... THE ARCTOPUS
  • Durata: 00:28:20
  • Disponibile dal: 23/10/2012
  • Etichetta: Black Market Activities
  • Distributore:

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Chi lo avrebbe mai detto? Dopo una fine indegna (la dissoluzione) per una band fin dagli esordi già così agguerrita e innovativa, c’è stato solo un lungo silenzio. Un silenzio in cui Colin Marston ha fondato i Krallice con Mick Barr, si è unito ai Dysrhythmia prima e ai Gorguts poi, ed è diventato un sound engineer rispettatissimo e apprezzatissimo. Tutto mentre la sua prima e sorprendente band, nella quale tra l’altro suonava uno strumento non convenzionale, finiva nel dimenticatoio di quelle entità troppo folli e particolari per sopravvivere alla perdita di un membro fondatore così talentuoso e insostituibile come Charlie Zeleny. Quando perdi per strada un batterista come Zeleny (session man richiestissimo, Blotted Science, Jordan Rudess, e collaboratore di Terry Bozzio solo per citarne alcuni), d’altronde, puoi solo farti il segno della croce e rassegnarti all’ingoto. Come sostituire degnamente un simile talento? E infatti Marston e Mike Lerner ci hanno messo cinque anni a trovare un degno sostituto a Zeleny per poter riportare in vita la loro creatura tech-metal mortalmente ferita. Ma alla fine ci sono riusciti, grazie all’arrivo in formazione di quel pazzoide di Weasel Walter dei deliranti The Flying Luttenbachers, che grazie alla sua performance mostruosa dietro le pelli ha riportato gli Arctopus alla folle e splendente forma di un tempo. Cinque anni dopo il funambolico “Skullgrid” arriva dunque il secondo, agognatissimo album dei Behold The Arctopus, una delle band progressive metal più anticonvenzionali e tecnicamente dotate probabilmente mai esistite. Nonostante il gap di mezzo decennio, ancora una volta ci troviamo di fronte ad una “essenzialità iper-strutturata” degli Arctopus: sei canzoni strumentali per una durata complessiva sotto la mezz’ora portate a termine solamente tramite la War Guitar di Marston (sorta di basso a dodici corde per il tapping che ricorda molto un Chapman Stick), la chitarra di Lerner e la batteria di Walter. Null’altro. La band parte dunque da pochi essenziali elementi primari ma mira a spremere da essi l’inspremibile e realizzare l’irrealizzabile. Ciò che succede in questa mezz’ora è una furia e pazzia che travalica ciò che è umanamente comprensibile: strumenti letteralmente attorcigliati su loro stessi, centinaia di note vomitate fuori come uno sciame di insetti impazziti e forzate in spazi e tempi ridicoli, cambi di tempo come se diluviasse nel giudizio universale, progressioni tech-trash brucianti e jazzismi furibondi portati ad estremi di tecnica e velocità ridicoli, double finger tapping sia sul War che sulla chitarra accelerato oltre il muro del suono, pattern di batteria incomprensibili, ritmiche e tempi dispari fuori controllo. Un rumore letteralmente opprimente. Questo e altro ancora non-stop per ventotto minuti in cui a livello tecnico succede davvero ogni follia possibile ed immaginabile, e anche di più. Un tripudio totale di note, accordi e rumore progettato come fosse un’opera titanica per un album dotato di una energia debordante e di una forza centrifuga squassante. Inutile dire che il prodotto è forse ancora una volta solamente indirizzato a (e comprensibile per) chi ama i tecnicismi e virtuosismi talmente estremi da sacrificare ogni sensibilità melodica o tatto musicale, ma assistere a questi tre che si spingono oltre quasi il limite fisico e umano per creare i loro inestricabili e fulminei grovigli sonici, è veramente uno spettacolo unico che davvero poche band possono riservare.

TRACKLIST

  1. Disintegore
  2. Monolithic Destractions
  3. Horrorsentience
  4. Deluge of Sores
  5. Putrefucktion
  6. Annihilvore
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