7.0
- Band: BEHOLDER (CAN)
- Durata: 00:35:21
- Disponibile dal: 26/04/2024
- Etichetta:
- Avantgarde Music
Spotify:
Apple Music:
I canadesi Beholder (che condividono il moniker con diverse altre formazioni, a onor del vero per la maggior parte non più attive) approdano alla storica etichetta italiana Avantgarde Music dopo aver rilasciato un EP e il disco d’esordio “Arcane Subreptice”, un lavoro che ha espanso e messo a fuoco la proposta del quintetto, precedentemente solo abbozzata.
Parliamo di un black metal influenzato dalla Norvegia di fine anni ‘90/inizio 2000, si pensi ad esempio ai Khold, ai Satyricon del controverso “Rebel Extravaganza”, ma anche ai DarkThrone di epoca “Sardonic Wrath”/”The Cult Is Alive”. Guardando – relativamente – più vicino a noi nel tempo troviamo dei richiami alla corrente ‘ortodossa’ e ritualistica del black metal, senza tuttavia poter pienamente inserire i musicisti del Quebec in questo filone. Tra le band attuali, forse, il paragone più sensato è con Dödsrit e soprattutto Wiegedood, particolarmente quelli degli ultimi lavori.
I riferimenti stilistici sono quindi tendenzialmente ancorati al Vecchio Continente, ma ben lontani dall’epicità e dal tradizionalismo di formazioni quali Forteresse e Monarque, che hanno dato una spinta propulsiva al cosiddetto ‘metallo nero canadese’, creando un sound distintivo. Con le band citate i ragazzi hanno di fatto in comune solo i testi in lingua madre e un approccio piuttosto violento al black metal, che però trae ampiamente linfa vitale dal crust-punk, una scena non estranea al cantante Dan Mécréant, da lungo tempo attivo nei Saccage, un gruppo che mescola proprio black metal, thrash e crust.
Rispetto al primo full, i Beholder non sembrano aver operato grandi cambiamenti, anzi, possiamo tranquillamente avvicinare tra loro i due lavori, anche se le nuove composizioni appaiono forse ancora più oscure e violente che in precedenza.
Nonostante questo, i canadesi non perdono mai completamente di vista il senso melodico: si parte immediatamente sugli scudi con “Le Vassal De La Profanation”, dotata di un certo groove e costruita sui cambi di tempo, in opposizione alla title-track, più riflessiva ed atmosferica, che sfocia in rallentamenti quasi doom. L’incipit di “Vers Le Pandæmonium” – e in generale la sezione ritmica – ci riportano per un attimo pienamente al punk, poi il brano si snoda tra black’n’roll e frangenti più atmosferici, mentre “Hexenaat” è probabilmente il pezzo più brutale del disco, con alcune soluzioni molto vicine al death metal.
Il resto dell’album, che si sviluppa lungo queste coordinate, ha dalla propria il minutaggio complessivo di poco superiore alla mezz’ora, che aiuta la fruibilità di un lavoro che diversamente tenderebbe a ripetersi troppo e perdere mordente, oltra ad un piglio diretto ed ‘in your face’ che aiuta a dare un tocco di freschezza al materiale; fa eccezione solo “Credo Fractal”, un’inaspettata traccia ambient velata di industrial/drone dilatata, dal feeling fantascientifico, che dichiara chiuse le ostilità e congeda l’ascoltatore.
Ci sono però alcune criticità, prima fra tutte l’uso – tendente all’abuso – del tremolo picking, che sembra a volte voler supplire alla mancanza di riff veri e propri, mentre a livello più generale dobbiamo rilevare che – benché ben suonato e prodotto con suoni adeguati – questo “Dualisme” non ci appare tanto ispirato da riuscire ad elevarsi al di sopra di quella pletora di lavori sicuramente buoni ma pur sempre nella media, a causa di una scrittura che potrebbe essere più personale e curata.
In conclusione resta però, al netto delle critiche, un dischetto che può interessare chi apprezza la commistione tra gli universi stilistici che abbiamo citato, oltre – naturalmente – a chi già conosca e gradisca i precedenti lavori del quintetto.
