BEHOLDER – Reflections

Pubblicato il 14/09/2016 da
voto
7.0
  • Band: BEHOLDER (UK)
  • Durata: 00:57:42
  • Disponibile dal: 12/04/2016
  • Etichetta: Razorline Music
  • Distributore:

I Beholder autori di questo album, intitolato “Reflections” provengono dal Regno Unito (risiedono tra Coventry e Leicester, per la precisione) e hanno una carriera ormai ultradecennale, dato che si sono formati nel 2003, benchè il loro primo full-length, “The Awakening”, sia stato pubblicato solo nel 2009, seguito da “The Order Of Chaos” del 2013. Già dalle prime note dell’opener “Frozen Steps Of Utoya”, ci si rende conto di come si tratti di una band navigata e d’esperienza: il loro approccio è, infatti, molto tecnico e il loro stile si sviluppa in un crossover che va a toccare vari generi, sfuggendo a qualsiasi catalogazione. Potrebbe risultare leggermente fuorviante il brano di apertura, il quale pone l’accento su un riffing molto pesante e alterna cantato pulito con extreme vocals, vista la presenza, in veste di guest, di un altro cantante, Arvid Tjelta (Sublime eyes, Zerozonic), che si è occupato anche del mixaggio del disco presso i suoi studi in Norvegia. A seguire, per le parti vocali, tuttavia, la band evita alternanze di questo tipo, mentre appare molto forte l’influenza dei Nevermore, sia nelle parti soliste che ancor più nell’utilizzo dei cori e delle seconde voci. A livello prettamente musicale, i Beholder spaziano tra power-trash, techno-thrash, djent, non disdegnando neppure ritmiche mathcore: insomma, una proposta molto complessa e ad elevato tasso tecnico, che però i Beholder riescono a realizzare concretamente con buoni risultati. Certo, a dirla tutta, superate le prime tracce, la tracklist non riserva grosse sorprese e difficilmente la band riesce a sorprendere l’ascoltatore, né si ravvisa la presenza di picchi in grado di far compiere al disco un significativo salto di qualità, anzi, qualche brano sembra procedere stancamente finendo persino per annoiare un po’. Nel complesso, però, bisogna riconoscere come i musicisti siano davvero brani e sappiano anche trasmettere emozioni al di là della tecnica: insomma, “Reflections” non sarà magari un capolavoro, però si tratta senz’altro di un bel disco con tanta qualità e merita perciò la sua chance.

TRACKLIST

  1. Frozen Steps Of Utoya
  2. I.Machine
  3. Heal The Wounds
  4. Host
  5. Dance Macabre
  6. Breathe In The Silence
  7. Killing Time
  8. Army Of One
  9. My Revolution
  10. Speak To Me
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