BE’LAKOR – Stone’s Reach

Pubblicato il 01/12/2009 da
voto
8.0
  • Band: BE'LAKOR
  • Durata: 00:59:27
  • Disponibile dal: 30/11/2009
  • Etichetta: Kolony Records
  • Distributore: Masterpiece

Sicuramente la provenienza australiana non ha certo aiutato i Be’lakor a farsi conoscere fuori dai propri confini, sebbene già dal precedente ed autoprodotto “The Frail Tide” la band non ha fatto fatica a far intuire le proprie potenzialità. Il death melodico proposto della formazione è tutt’altro che banale, miscelando elementi progressivi ad una vena oscura e malinconica che infonde alle composizioni una buona personalità per una band arrivata da poco al secondo traguardo discografico. Il riffing dei Be’lakor è di chiara matrice svedese, e ricorda in più di un momento i Dark Tranquillity più ispirati coniugando un riffing serrato ed elaborato ad assoli brevi, ispirati e mai tediosi o fini a loro stessi. Mettetevi comodi durante l’ascolto di questo “Stone’s Reach”, perché dall’alto della sua ora (quasi netta) di durata dovrete armarvi di sana pazienza per metabolizzare nella sua interezza un lavoro tanto intricato ma alla lunga altamente gratificante: l’introduzione acustica dell’apripista “Venator” funge da preludio per il muro elettrico eretto dal duo Kosmas/Sykes e dà il via all’elettrizzante epopea sonora di questo “Stone’s Reach”. Inizialmente si resta un po’ spaesati dalla quantità di riff, cambi di tempo e varietà delle composizioni, sebbene ci si trovi sempre in un contesto classico e l’unico elemento estraneo al suono della sei corde è rappresentato da samples e tastiere di Steve Merry che fanno da punto focale della proposta del five piece australiano. “From Scythe to Sceptre”, “Outlive the Hand” e “Sun’s Delusion” mettono in luce non solo le indiscutibili abilità tecniche e compositive della formazione, ma anche la perizia nello sfornare melodie ficcanti e di porre una distinzione netta tra le trame tessute dalle due chitarre spesso contrapposte nelle parti ritmiche fornendo corposità e potenza al suono. L’epicità fortunatamente non viene relegata solamente alla splendida copertina e la solennità delle parti melodiche ed acustiche insieme al tappeto tastieristico di S. Merry si fondono alla perfezione nella traccia conclusiva “Countless Skies”: dieci minuti strategicamente posti a conclusione dell’album che fungono da riepilogo dell’intero lavoro e sigillano uno dei (se non IL) migliori album di death melodico di quest’anno. Sebbene l’aspetto melodico sia sempre in primo piano nel quadro sonoro degli australiani, il growl di George Kosmas non cede mai alla tentazione di qualche passaggio con cantato pulito rimanendo sempre fedele ai propri vocalizzi profondi e cavernosi che fungono da degni antagonisti all’aspetto melodico. Poco da rimarcare ad un disco quasi perfetto, forse solo eccessivamente prolisso, accompagnato da una produzione assolutamente all’altezza: tutti gli amanti del death melodico e progressivo devono assolutamente dare una possibilità a questi newcomer… promossi senza alcuna riserva!

TRACKLIST

  1. Venator
  2. From Scythe To Sceptre
  3. Outlive the Hand
  4. Sun's Delusion
  5. Held in Hollows
  6. Husks
  7. Aspect
  8. Countless Skies
1 commento
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