BENEA REACH – Monument Bineothan

Pubblicato il 09/10/2006 da
voto
6.5
  • Band: BENEA REACH
  • Durata: 01:07:14
  • Disponibile dal: 31/07/2006
  • Etichetta:
  • Tabu Recordings
  • Distributore: Audioglobe

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Ambiguo e prolisso: due aggettivi che solitamente, in ambito metallico, fanno prendere al disco a cui vengono affibbiati delle connotazioni non certo positive. Addirittura, per chi scrive, il secondo è spesso fonte di drastiche diminuizioni di voto. Ebbene, nonostante i qui presenti norvegesi Benea Reach giochino subito, al debut-album, delle carte importanti, non possiamo proprio esimerci dal definire questo “Monument Bineothan” un lavoro ambiguo e prolisso. Il sestetto scandinavo, in cui milita Christer Espevoll, ex-chitarrista dei bravi Extol, parte con il botto, dichiarandosi in sede di biografia un incrocio preciso di Mastodon, Tool e Meshuggah. All’anima!! Per la serie ‘voliamo basso’, si tratta di tre formazioni attualmente fra le più ammirate ed originali di tutto lo scibile metallico! Un incrocio di tali mostri di bravura potrà solo essere un Capolavoro con la C maiuscola…. E invece non proprio, ci spiace. Abbandoniamo il tono vagamente ironico delle righe qua sopra e analizziamo con calma “Monument Bineothan”: monicker del gruppo, titolo del disco e cover sono vincenti, poco ma sicuro: accattivanti e incuriosenti, questi tre aspetti dei Benea Reach sono certamente a loro favore. La musica: d’accordo, la ricerca sonora e i tentativi di costruire qualcosa di innovativo ci sono tutti, fra i quali anche ammiccamenti ad Opeth e Burst, tanto per restare in ambito di nomignoli; il problema è che la band esagera spesso e volentieri; troppe cose e troppe cose inutili, insomma. Prendiamo la prima parte del platter, da “Ground Slayer” a “Pandemonium”: siamo davvero vicini al plagio agli ultimi Meshuggah, quelli di “I” o di “Catch 33”; e se i pezzi sono anche singolarmente accettabili, l’ascolto d’insieme del riffing defraudato agli svedesi – e in parte anche ai Tool – è davvero penalizzante. “Inheritor” è un potenziale singolo, vivace e con connotazioni melodiche e ariose, ma è troppo poco. Proseguendo nell’ascolto, le cose sembrano migliorare, con “River” a mostrarsi nel suo incedere doom-core, inquietante e quasi à la My Dying Bride, “Torch” a presentare idee decisamente più personali e “Conflux” (traccia acustica squisitamente arrangiata e con un parlato di voce femminile) a rendere finalmente utile la presenza di tre chitarristi. Con l’orecchiabile ma non troppo “Emperor” si ha l’ultimo sussulto, poi la pesantezza dell’album viene fuori tutta e l’attenzione cala drasticamente, soprattutto all’altezza dei dodici minuti di “Venerate”, dei quali la seconda metà sono un trip psichedelico di notevoli dimensioni, bissato poi dalla chiusura caustica e agonizzante di “Drapery”, l’ultimo mattone. Ora, probabilmente per i raffinati ‘messieurs dalla bocca buona’, “Monument Bineothan” sarà la rivelazione dell’anno, carica di classe, atmosfera e angoscia; chi invece si auto-inserisce nella categoria ‘scaricatori di porto’, lasci pure nello stereo gli Hatebreed e prosegua l’allenamento al sacco! Regolatevi voi, insomma!

TRACKLIST

  1. Ground Slayer
  2. Inheritor
  3. Transmitter
  4. Purge
  5. Pandemonium
  6. River
  7. Torch
  8. Conflux
  9. Emperor
  10. Immaculate
  11. Venerate
  12. Drapery
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