BERRI TXARRAK – Haria

Pubblicato il 01/07/2012 da
voto
7.0
  • Band: BERRI TXARRAK
  • Durata: 00:47:12
  • Disponibile dal: 18/05/2012
  • Etichetta: Kaiowas Records
  • Distributore: Audioglobe

Guai a chiamare spagnoli i Berri Txarrak! Da Lekunberri, Navarra, il terzetto in questione è uno dei nomi più conosciuti, almeno in ambito rock o musica alternativa, uscito dagli orgogliosissimi Paesi Baschi, di cui i Berri si fanno primi portabandiera fin dal lontano 1994. Sono infatti giunti, Gorka Urbizu e compari, al loro settimo studio-album, apice di una carriera che li ha visti lentamente sbocciare da timida entità regionale a (abbastanza) forte realtà internazionale. Chi scrive li conobbe all’epoca del loro omonimo debutto, risalente ormai a quindici anni fa, per poi perderli di vista fino ai giorni d’oggi e fino a questo nuovo “Haria”, che giunge alle nostre orecchie grazie ai canali promozionali più metal-oriented scelti dalla band. E che dire della scelta, invece, del produttore dell’album? Alla consolle, infatti, troviamo nientepopodimenoche Ross Robinson! Esatto, lo stesso Ross Robinson che ha contribuito a creare il mito dei Korn e degli Slipknot, oltre che cambiare radicalmente il corso della vita al Max Cavalera dell’epoca “Roots”-primi Soulfly. Ma cosa suonano i Berri Txarrak (‘cattive notizie’ in basco)? E’ una miscela ibrida che abbraccia principalmente il punk-rock e l’hardcore melodico, unendoli poi a partiture classicamente rock, qualche accenno di psichedelia noise e a un approccio groovy che solo a tratti rammenta la scena nu-metal. Chiaramente la particolarità del power-trio è il cantato in lingua basca, di per sé un idioma duro, incomprensibile e lontanissimo dallo spagnolo, ma che si rivela anche piuttosto musicale e adatto al genere proposto. La voce di Urbizu è da sempre però lo scoglio più ostico da affrontare quando ci si trova al cospetto dei Berri Txarrak, in quanto non è esattamente la perfezione dell’intonazione e le radici sgraziatamente punk sono rimaste intatte sino a oggi. Quindi è logico trovare i momenti migliori di “Haria” nelle composizioni più veloci e hardcoreggianti, come ad esempio la grandiosa title-track, “Harra”, “Faq”, “Makuluak” e “Albo-Kalteak”. Ottima anche la chiusura pacata e ipnotica affidata a “Lehortzen”, mentre i due brani meno immediati del platter, “Iraila” e “Non Bestela”, ci fanno storcere troppe volte il naso. Comunque non si può certo parlare di un ritorno insoddisfacente per i tre baschi, anzi: consigliamo questa band a chi apprezza suoni pesanti ma non esattamente metallici e a chi magari è curioso di sapere come si pronuncia il basco… Sette pieno.

TRACKLIST

  1. Sugea Suge
  2. Albo-Kalteak
  3. Haria
  4. Guda
  5. Lepokoak
  6. Iraila
  7. Harra
  8. Makuluak
  9. Faq
  10. Non Bestela
  11. Soilik Agur
  12. Lehortzen
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