7.0
- Band: BETHLEHEM
- Durata: 00:51:02
- Disponibile dal: 02/12/2016
- Etichetta:
- Prophecy Productions
- Distributore: Audioglobe
Sono passati ben venticinque anni dalla pubblicazione dell’album di debutto dei Bethlehem, “Dark Metal”, che porta proprio il nome di quel sottogenere che la band tedesca ha contribuito a creare. Da allora la band guidata da Jürgen Bartsch ha cambiato pelle molte volte, prima contribuendo a creare il cosiddetto depressive black metal con gli album “Dictius Te Necare” e “Sardonischer Untergang Im Zeichen Irreligiöser Darbietung”, spostandosi poi fino ad una sorta di rock sperimentale nel loro passato più recente. Giunti, quindi, al traguardo del quarto di secolo, i Bethlehem ritornano sul mercato con un album omonimo che segna un ritorno alla sonorità degli anni ’90, integrando molte delle diverse anime che abitano la personalità di Bartsch. Per fare questo il leader/bassista ha rimescolato ancora la line-up della band, richiamando il vecchio compare Wolz alla batteria e reclutando il chitarrista Karzov e l’ottima Onielar alla voce, quest’ultima autrice di una performance di alto livello, capace di conferire ora una malsana follia, ora la più totale disperazione. Musicalmente, “Bethlehem” è un album sfaccettato, talvolta perfino troppo, umorale e senza freni: l’apertura di “Fickselbomber Panzerplauze” è un black metal grezzo e ignorante dall’anima punk, ma già nella successiva “Kalt’ Ritt In Leicht Faltiger Leere” le atmosfere cambiano, arriva un altro genere di oscurità, più sofferta e dolente, figlia della darkwave degli anni ’80. E come non citare l’ipnotica e folle “Gängel Gängel Gang”, guidata dal basso di Bartsch e resa semplicemente spaventosa dalla voce di Onielar? Non mancano, infine, ottime aperture melodiche, come in “Arg Tot Frohlockt Kein Kind”, sinuosa nel suo giro di chitarra e totalmente diversa rispetto alla maleducata rozzezza ascoltata nei primi minuti dell’album; oppure nella conclusiva “Kein Mampf Mit Kutzenzangen”, dove si insinua prepotente il fantasma dei Cure. Un gradito ritorno, quindi, questo dei Bethlehem, che ci ripropone una band in forma e capace di comporre musica di qualità. Ci resta solo il dubbio circa la mancanza di un vero e proprio filo conduttore, che potrebbe spaesare coloro che non riescono ad entrare in sintonia con le personalità multiple nascoste nell’album, ma si tratta comunque di un peccato veniale, che non impedisce di apprezzare il valore intrinseco delle composizioni.
